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Spannolinamento: qualche consiglio utile

E’ un momento fondamentale nella vita di un bambino, un traguardo verso l’indipendenza: lo spannolinamento. Qualche consiglio utile per i genitori per evitare che un rito di passaggio così importante si trasformi in un incubo.

Arriva un giorno nella vita, in cui un genitore sa che dovrà correre. Non come la gazzella della pubblicità, ma molto molto più veloce. E’ il giorno in cui in famiglia si inizia lo spannolinamento.

Lo spannolinamento è quella pratica sociale, ormai riconosciuta come vero e proprio rito di passaggio (più per i genitori che per i bambini!) che coinvolge gli adulti di casa e il loro cucciolo d’uomo: l’obiettivo è quello di togliere il pannolino al piccolo insegnandogli che la pipì e la cacca possono essere fatte nel vasino o nel water.

Ci teniamo a ribadire quest’ultimo concetto: nel vasino o nel water e non in qualunque altro posto di casa o del mondo. E’ bene sottolinearlo perché ogni genitore che c’è già passato, sa che il dolce pargolo, almeno all’inizio, amerà condividere ogni sua evacuazione in qualsiasi altro pertugio dell’universo che non sia quello apposito dei contenitori preposti a tale utilizzo.

spannolinamento i consigli della psicologa

E dunque il genitore sarà costretto a correre da una stanza all’altra di casa, sulla spiaggia, per strada e persino in piscina per cercare di bloccare o almeno parzialmente arginare la fuoriuscita di liquidi e sostanze solide da quel piccolo corpicino (che, sotto questo aspetto, non ha nulla da invidiare a un adulto sano e di robusta costituzione).

Questa azione, il più delle volte, è accompagnata da quelli che in gergo genitoriale si chiamano i “gridolini-sottovoce” (ovvero un’esclamazione fatta con enfasi per indurre il bambino ad ascoltare quello che stiamo dicendo, ma senza alzare troppo il tono della voce per non farsi sentire dagli adulti che si trovano nelle vicinanze): “trattienila”, “aspetta”, “siamo arrivati”, “ecco il bagno, lo vedi?”.

Lo Spannolinamento è più facile quando il piccolo è pronto!

A parte gli scherzi: lo spannolinamento è fondamentale per la crescita di un bambino, rappresenta un traguardo, uno dei passi più importanti verso l’indipendenza.

Non c’è un momento giusto per cominciare.

Bisogna aspettare che il piccolo sia pronto e che dia segnali di volersi “emancipare” dal pannolino.
Un esempio? Molti bimbi chiedono ai genitori di comprare loro le mutandine (magari sulla scia di compagni di classe o amichetti più grandi che già le portano); altri indicano alla mamma e al papà il momento in cui stanno per fare pipì o cacca, agevolando così il compito dei genitori; altri ancora si fanno spiegare tutto e prendono l’iniziativa da soli.

Ricordiamo sempre che ogni bambino è a sé.

Ci potrebbero volere settimane o un giorno. Potrebbe non bastare un unico tentativo ed essere necessario riprovare. Può capitare di riuscire molto bene solo in una delle due cose (a volte per la cacca ci vuole un pochino di più) o che di notte serva mantenere il pannolino ancora per qualche mese.

Spannolinamento

Il motto dello Spannolinamento? Non scoraggiarsi!

Ci saranno momenti in cui lo sconforto potrebbe prendere il sopravvento, ma non bisogna demoralizzarsi! Come dicono i pediatri: “conoscete qualche diciottenne che porti ancora il pannolino?”.

Ci vuole il tempo. E non pensate di non essere capaci.
Non bisogna essere capaci, ma avere tanta pazienza.

Di metodi ne esistono tantissimi. Noi abbiamo pensato di raccontarvi le nostre esperienze per darvi qualche spunto e farvi sorridere un po’.

Spannolimento: il metodo delle ricompense

GIORGIA. Un giorno Angelica (all’epoca 18 mesi) viene da noi dicendo: “Mamma, papà vojo vasino!”. Non ci sembra vero. Andava al nido e sicuramente l’esempio degli altri bimbi l’aveva portata a sentirsi grande. Interviene la nonna: “Ho visto questo che somiglia proprio a un water in miniatura così sarà più facile poi farla passare a quello grande. Non solo, quando farà la pipì, il vasino riconoscerà che la bambina lo ha usato e gli farà un applauso facendo partire una canzoncina”.

Consiglio: non comprate vasini che cantano o almeno controllatene il volume!
Arrivato a casa, Angelica decide di provarlo immediatamente: nell’istante esatto in cui il liquido raggiunge il fondo, dal vasino parte una musica fortissima che prende tutti in contropiede, seguita da un applauso scrosciante. La bambina, terrorizzata, c’ha messo due settimane a fidarsi e risedersi sul vasino dopo averle giurato innumerevoli volte che non l’avremmo mai più acceso.

Il primo giorno abbiamo raccolto pipì ovunque. Poi, presa dalla disperazione, ho pensato di provare con il “metodo delle ricompense“: in bagno faceva bella mostra di sé una sorridente Elsa (la nostra eroina, naturalmente) stampata su un foglio a cui abbiamo attaccato uno sticker ogni volta che Angelica faceva la pipì e due ogni volta che faceva la cacca nel vasino. L’esperimento, fortunatamente, è riuscito subito (mai più usato il pannolino), ma Elsa ci ha fatto compagnia per mesi!

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Spannolimento: il pannolino a mutandina

MARTINA. Flavio aveva 2 anni e 2 mesi, era giugno e forse l’estate alle porte, forse il caldo, forse la voglia di sentirsi grande, ma dal giorno alla notte sentì l’esigenza di diventare nudista.

Al rientro da scuola si spogliava stracciando il pannolino e mi diceva che gli dava fastidio e che lui era grande e voleva far la pipì come me. Ho incoraggiato questa sua richiesta liberandolo quando era sotto i miei occhi, è stato da subito bravissimo.

Non avevamo molte ore a disposizione per queste sue “libertà” perché io lavoravo tutto il giorno e lui la mattina andava a scuola, inoltre nel mese di luglio avrebbe anche cambiato struttura scolastica perché la sua non faceva il mese facoltativo estivo e io avevo letto che non si fanno cambiamenti durante grandi cambiamenti.

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Leggi la nostra guida ai libri per aiutare il bambino a fare cacca sul vasino

Da quanto dissero le maestre anche lì provo con la tecnica del “nudo mi sento più a mio agio” ma una nuova scuola è comunque una realtà diversa e aggiungerci anche lo spannolinamento mi sembrava troppo. Così ho semplicemente comprato mutandine di spugna per casa e nelle ore di scuola lasciavo il pannolino a mutandina (così manteneva comunque il rituale di alzare e abbassare le mutande).

Ad agosto, terminata la scuola era quasi un mese e mezzo da quando, come San Francesco, aveva iniziato a sentire l’esigenza di liberarsi dei suoi vestiti e allora lo tolsi definitivamente, anche di notte.
Sulla cacca è stato super, solo una volta ha sporcato le mutandine, ma per colpa mia perché ci ho messo del tempo a reagire alla sua richiesta di andare in bagno, eravamo in vacanza e mi trovavo in un parco: non sapevo se andare al bagno del bar o fuori all’aria aperta, la mia indecisione è stata fatidica, ma per il resto mai mai mai una volta fuori posto.

La pipì l’avrà fatta a letto 4/5 volte non di più. Non sono stata brava io e non ho fatto nulla in particolare, lui era pronto, semplicemente.
Ho dovuto fare invece un lavoro di convincimento sull’indossare i vestiti e che non avere il pannolino non significava non avere addosso vestiti, ma questa è un’altra storia.

Spannolinamento

Spannolinamento difficile? Ripetetevi, prima o poi ce la faremo

SILVIA. Per infondere in voi immediatamente la certezza che non siete le madri peggiori del mondo, ma c’è sempre mamma Silvia di Roma03, vi dico solo che ho passato un’estate a raccogliere e lavare cacche da qualsiasi tipo di superficie: costumini in lycra, mutandine di cotone, pavimenti di casa e, udite udite, pavimento dell’ingresso dello stabilimento balneare. Diana, per sfuggirmi dopo essersela fatta addosso, aveva fatto volare in terra il prodotto del suo intestino. Io, leggiadra come una farfalla, l’ho raccolta correndo con un fazzoletto che avevo fortunatamente in mano, prima che qualcuno se ne accorgesse.

Libri per bambini per lo spannolinamento
Libri per bambini per lo spannolinamento

Le cose sono andate così: estate 2018, Diana ha quasi due anni ed è incuriosita dal vasino. Così prova a usarlo: una pipì, due pipì, ma alla prima cacca… terrore puro! Cos’è quella cosa che è uscita dal mio corpo? O mio Dio, perdo pezzi! Ci sarebbero voluti pazienza e sangue freddo per proseguire, ma visto che avevo mamma fracassata in ortopedia e facevo avanti e indietro dall’ospedale ho pensato: in fondo non ha nemmeno due anni, possiamo aspettare. E quindi, ripetiamo la regola d’oro: niente fretta.

Estate 2019, Diana compirà 3 anni ad agosto e le maestre del nido, a turno, cominciano a seguire settimana per settimana i bimbi al nido, contemporaneamente si inizia lo spannolinamento a casa. Manco a dirlo, Diana che ha il carattere che ha, capisce che è bene fare la brava a scuola e farla sul pavimento a casa. Vuoi mettere lo spasso? I bambini sentono le vostre aspettative. E sentono anche se siete geneticamente predisposti a farvi camminare in testa con i tacchetti a calcio: salve, eccomi qua!

come togliere il pannolino a un bambino Guida allo spannolinamento vasinoLeggi i consigli della nostra psicologa per lo spannolinamento

Comunque nel giro di un mese fra vasino e copriwater a forma di papera risolviamo la questione pipì, ma l’annosa questione cacca ci accompagna tutta l’estate: ad agosto comincio a sentirmi come il medico di corte de Il Piccolo Imperatore di Bernardo Bertolucci che analizza le cacche del piccolo regnante della Cina per deciderne la dieta. “Diana ‘sta cacca non viene via, domani verdure eh?!”

Verso la fine dell’estate, mettiamo a segno qualche canestro, ma comincio seriamente a pensare che a scuola sarà un disastro e che mia figlia studierà a casa fino alla maturità per problemi di gabinetto. Il primo giorno di scuola, belle e inamidate con la divisa (sì, manco alla materna ci hanno prese alla scuola che avevamo scelte) Diana entra in classe e vede i bagnetti a misura di bimbo e super puliti. La prima cosa che ha fatto entrando nella sua nuova scuola? La cacca! E da allora, dopo 3 mesi di calvario, le cose sono andate per il verso guisto.

Cacca nel vasino! i consigli per lo spannolinamento leviamo il pannolinoProblemi di cacchina? Ci pensa la nostra psicologa!

Spannolinamento… vuoi una caramella?

SILVIA B. Con Edoardo abbiamo deciso di tentare lo spannolinamento all’inizio del Lockdown, più o meno a inizio marzo. Ma il tutto è durato non più di tre giorni perché lui proprio non partecipava, non chiedeva di andare in bagno, se mi dimenticavo di portarcelo io faceva pipì ovunque. Compiuti i 3 anni però – quindi l’11 maggio – abbiamo deciso di riprovare dopo che un’amica ci aveva detto di ricompensarlo con delle caramelle. E quindi pipì? Una caramella! Cacca? Due caramelle.

Ma i bambini, si sa, sono più furbi di noi! Così Edoardo è stato subito al gioco: pipì e cacca nel vasino, si è trasformato completamente! Chiedeva lui di usare il vasino… E un giorno, il drittone, fatta la pipì e quattro palline di cacca si è messo a contare: “Mamma, una caramella, due caramelle, tre caramelle… mamma, 5 caramelle!”.

Insomma, tutto è finito bene: sono due settimane che fa tutto sul vasino e non chiede nemmeno più le caramelle.

La borsa per il cambio del neonato: guida per non impazzire!

Cosa mettere dentro la borsa del cambio del neonato quando si esce? E’ meglio utilizzare una borsa dedicata oppure basta buttare due pannolini dentro la nostra borsa? Una guida su cosa è necessario e cosa no ed evitare di portarsi dietro tutta casa!

 

Mamme, papà, faccio outing: io la borsa del cambio per Greta non l’ho mai comprata!

Non che non l’avessi, intendiamoci. Sì, perché il trio che un’amica mi aveva prestato a suo tempo non l’aveva e io invece di andarmi a comprare una di quelle belle borse per il cambio, super chic (che a volte andrebbero bene anche solo per andare a lavoro) ho riciclato una borsa presa in un qualche mercato della televisione in giro per il mondo. Così, per mettere subito le cose in chiaro!

Ma a parte questa divertente divagazione sulla borsa del cambio di Greta, la vera domanda è: quando si esce è davvero utile avere una borsa dedicata al bambino? E soprattutto cosa portare?

La risposta alla prima domanda è assolutamente sì!

Alla fine vi accorgerete che sarete voi a mettere le vostre misere cose dentro la borsa di vostro figlio e non il contrario! Io dopo 6 mesi in cui ho girato in lungo ed in largo solo con quella di Greta attaccata al passeggino non ricordavo nemmeno più come fossero fatte le mie borse!

La risposta al cosa portare è già più complessa…

Le mamme smart ti direbbero “porta solo pannolino e salviette! Io butto tutto dentro la mia borsa-zainetto, inforco la fascia e via! Non c’è niente di più bello che partire per un’avventura metropolitana con il mio baby!”

Vabbè ci vediamo alla prima svomitazzata, eh.

La mamma ansiosa, superorganizzata e fashion invece si porta dietro casa “ma che sei matta, io non riuscirei mai ad uscire di casa senza la mia borsa. Guarda, guarda com’è bella, capiente, piena di scomparti… guarda qui quante stelline e poi è impermeabile… e guarda qui questa parte si trasforma in fasciatoio portatile, con medicine, tv e anche la radio perché che ne sai, nella vita non si può mai sapere…”

Vabbè con te invece ci vediamo sotto casa eh, quando dovrai chiudere il tuo passeggino da 11 kg e caricarti 25 kg di borsa e (se tutto va bene) 5 kg di creatura. Alla tua schiena invece diciamo addio tutti in coro. ADDIO!

E quindi cosa portare?!?!

Come in tutte le cose crediamo nella cara e sana via di mezzo.

La prima cosa da valutare è la durata dell’uscita, se è un mordi e fuggi al supermercato sotto casa non servirà un cambio, basterà portare un ciuccio (se lo usa, noi non abbiamo avuto nemmeno questa gioia!) di riserva per evitare la trasformazione in Nosferatu in caso di caduta accidentale a terra e un giochino per evitare, invece, pianti e strepiti di noia al banco salumeria, che stai lì 7 ore in attesa (nessuno ti farà passare avanti!) e quando è il tuo turno parte la sirena, matematico. E poi così il passeggino sarà vuoto per caricarci le 18 buste di spesa appena fatta!

Se l’uscita invece è lunga, con pranzo e/o cena fuori allora è necessaria maggiore organizzazione ma la regola dell’uscire più leggeri possibile vige sempre.

Una cosa assolutamente fondamentale è il fasciatoio portatile, non occupa spazio e se ne trovano tanti a pochissimo prezzo (può essere però tranquillamente sostituito con un asciugamano piccolo). Vi salverà la vita quando dovrete cambiare vostro figlio/a dopo l’ennesima cacca. Io il must era farlo sul passeggino!

E poi basteranno 4/5 pannolini, una confezione di salviette umidificate (non lesinate su queste che sono fondamentali per tutto) e un campioncino di crema per il cambio.

Importante è avere dietro un cambio completo, cosa che peraltro faccio ancora oggi che Greta ha 2 anni e 8 mesi (body elastico 0-36 mesi, una tutina perché ingombra meno, calzini) la cacca può arrivare in luoghi oscuri e sempre quando siete fuori casa!!!

Il ciuccio di scorta (se lo prende) e un giochino in caso di tempi morti sono dei salvavita, ricordatevi un bavaglino e un telo di mussola poco ingombrante e dai mille usi ad esempio per coprirvi durante allattamento in luogo pubblico (se avete pudore, noi qui non sappiamo nemmeno cosa significhi) o come copertina in estate, un telo asciugamano (io l’avevo fisso sotto il passeggino da srotolare quando andavamo al parco).

In estate non dimenticate un campioncino di crema solare e un antizanzare/dopopuntura mentre in inverno non dimenticate la copertura per la pioggia e una crema antifreddo se vostro figlio ha la pelle molto sensibile (a Greta, ad esempio, le si spacca se non la riempio). Nel beauty pensate anche a voi, portate sempre un gel tipo amuchina per le mani e un assorbente perchè purtroppo non sappiamo quanto il ciclo mestruale tornerà ad allietare le nostre giornate!

E poi si arriva al magico modo del cibo… se allattate artificialmente vi servirà sicuramente un termos (lo scaldabiberon solo se decidente di anda’ pe’ campi!), per il latte in polvere serviranno i dosatori. Se invece allattate al seno, il mio spassionato consiglio è quello di portarvi (e mettervi!!!) sempre delle coppette assorbilatte in più, so’ poche le volte che, per strada, mi sono accorta di essere chiazzata ad altezza tetta…

Se invece vostro figlio/a è svezzato, basterà un portavivande per portarvi dietro il pranzo, la cena o la merenda di vostro figlio. Se siete sadiche basteranno degli omogeneizzati o delle pappe pronte. E poi non dimenticate l’acqua!!!!!

Sembra difficile e a volte impossibile ma se ci sono riuscita io ce la farete anche voi a non portarvi dietro tutta casa! Ricordatevi che più leggero è e meglio è (altrimenti c’è l’osteopata)!

I pannolini Lillydoo, delicati, resistenti e direttamente a casa tua!

I pannolini Lillydoo sono una manna dal cielo non solo per pelli sensibili e soggetti a dermatiti ma anche per culetti meno sensibili. Completamente vegan e senza paraffini, con l’abbonamento arrivano direttamente a casa tua!

Greta, come molti bambini della sua età, è un vero e proprio terremoto. Sale, scende, s’arrampica e molto spesso è capitato che il pannolino “perdesse”. Non parliamo poi della quantità di pipì durante la notte. I pannolini Lillydoo sono stati una magnifica scoperta, fatta ahimè troppo tardi! Resistenti, di cotone e con una fantasia super carina. A noi ci sono toccate le volpi e Greta ne è rimasta entusiasta! Le salviette sono miracolose, senza alcool né profumi e soprattutto super robuste! Per noi è sì!

Benedetta, mamma di Greta 2 anni e 6 mesi

L’argomento pannolino è decisamente scottante per una famiglia. Mille marche e modelli con prezzi che molto spesso rasentano la follia. Negli ospedali (ma non in tutti) ti forniscono i super elite ma quando torni a casa e la scorta è finita vai a comprarli e credi di aver sbagliato negozio, di essere entrato in gioielleria a comprarti un trilogy. Speri sempre che tuo figlio abbia la pelle del sederino tipo quella dei muli e che qualsiasi pannolino vada bene.

Io, ad esempio, so che Greta tollera alcuni pannolini ma altri assolutamente no, mi sono iscritta a tutte le newsletter dei negozi che vendono articoli per la cura della persona e appena ne ricevo una la prima cosa è vedere se i nostri pannolini sono in offerta per andarne a comprare una caterva.

Questo mese ho scoperto i pannolini e gli articoli per bambini Lillydoo e la mia vita (e quella del culetto di Greta) è cambiata.

Scatola Lillydoo Roma03

Qualche settimana fa, infatti, abbiamo ricevuto una bellissima scatola contente un pacco di pannolini Lillydoo per ciascuna taglia (dalla 3 alla 6) e due pacchi di salviette umide (salviette 99% acqua e salviette per pelli sensibili) che, oltre ad aver fatto provare a Greta e Diana, abbiamo smistato ad alcuni amici per i propri figli.

Diana ed io siamo tipe molto dinamiche, non ci accontentiamo mai e quindi abbiamo deciso di stressare il pannolino Lillydoo al massimo e vedere che succede!
Sempre in giro per laboratori, parchi, eventi, ludoteche, arrampicata su scivoli e lanciata sulle altalene, Lillydoo non perde aderenza e fa il suo dovere anche combattendo con una bimba di due anni e mezzo che pesa più di 13kg, è scatenatissima e spesso rifiuta anche di farsi cambiare!
Lillydoo non irrita (almeno lui… mi figlia invece sì!), non si sposta e limita l’effetto pannolino pieno bitorsoluto, visibilissimo con tute e leggings! Promosso a pieni voti, anche da Diana che quando ha visto i disegnini ha esclamato “Che belli, mamma!”

Silvia, mamma di Diana, 2 anni e 7 mesi

Pannolini Lillydoo Roma03

Tutti, da Andrea di un mese a Ludovica di 2 mesi, da Lorenzo 3 mesi fino a Greta e Diana di due anni e mezzo, sono rimasti super soddisfatti.

“Abbiamo voluto mettere a dura prova i pannolini Lillydoo, provandoli sul nostro Lorenzo: 3 mesi per 7kg, contro un pannolino dai 7 ai 18kg… lo abbiamo impacchettato per bene e possiamo dire tranquillamente che la prova è stata superata! Il pannolino ha un’ottima tenuta, anche dopo un’intera notte e Lorenzo fa tantissima pipì!
Anche la prova pupù liquida, tipica dei neonati, è andata bene. I pannoliny Lillydoo sono davvero delicatissimi sulla pelle, che rimane asciutta anche dopo molte ore (senza rilascaire, tra l’altro, cattivo odore)!”

Veronica, mamma di Lorenzo, 3 mesi

Le caratteristiche dei pannolini Lillydoo

I pannolini, non solo sono privi di profumi, parabeni, emulsionanti PEG, certificati OEKO-TEX®, STANDARD 100 e “vegan e cruelty free”da PETA ma sono anche super soft, di cotone assorbente con una straordinaria resistenza e tenuta. 

Hanno resistito alla pupù un po’ liquida tipica dei bimbi piccolissimi e alle notti e ai salti giornalieri di due bambine grandi che non stanno ferme un attimo e che di pipì ne fanno tanta!

In ogni caso i culetti sono rimasti asciutti e di arrossamenti nemmeno l’ombra!

Non ho una grande esperienza in fatto di pannolini, sono papà da solo un mese… ma posso dire che i pannolini Lillydoo hanno fatto il loro lavoro! Hanno retto alla pipì ma soprattutto alla pupù liquida di Andrea che beve tanto latte! 

Gabriele, papà di Andrea, 1 mese

Questo è possibile grazie alle caratteristiche di questi pannolini, che hanno un nucleo super assorbente fatto di perle microfini che assorbono molte volte il loro peso e bloccano i liquidi sotto pressione. Il rivestimento esterno traspirante è rivestito di tessuto non tessuto e non contiene né metalli pesanti né piombo e la chiusura si adatta perfettamente alla pancia e alla schiena del bambino.

I Pannolini Lillydoo sono fantastici. Sono morbidissimi, assorbono anche per molte ore lasciando comunque la pelle perfettamente asciutta. Adoro che siano di puro cotone, li ho provati e mi sono trovata benissimo… farò subito un’ordine.. si può scegliere la fantasia e fare un’abbonamento senza alcun vincolo che ti permette di ricevere comodamente i pannolini a casa senza mai rimanere senza.. Consigliatissimi!

Giulia, mamma di Ludovica 2 mesi

E poi sono bellissimi! Hanno delle fantasie delicate e divertenti, il che non guasta!

Le salviette sono delicatissime (le ho provate su Greta che è allergica soprattutto sul viso), senza profumi e lozioni, molto resistenti, biodegradabili e superano alla grande il test “strappo”. Che significa? Che quando ne prendi una non se ne porta dietro cento!

I pannolini Lillydoo consegnati direttamente a casa tua!

Sul sito di Lillydoo è possibile richiedere, al prezzo di € 3,90, il proprio kit di prova con 10 pannolini e 15 salviette, in questo modo sarà possibile fare un primo test.

Se il risultato, come sicuramente sarà, dovesse essere soddisfacente, la vera comodità di questo brand è la possibilità di comprare i pannolini online (scegliendo anche la fantasia!) sia individualmente che con un abbonamento personalizzato – modificabile e con possibilità di disdetta in qualsiasi momento e senza vincoli – che saranno consegnati direttamente all’indirizzo che si indicherà.

Kit prova Lillydoo Roma03

Per sfruttare l’abbonamento basta andare sul sito e scegliere la taglia dei pannolini, modificabile in qualsiasi momento, (occhio alle taglie che sono diverse dagli altri pannolini in commercio) e scegliere l’intervallo di consegna. Non solo i pannolini saranno consegnati direttamente a casa, senza costi di spedizione, ma si potrà approfittare anche di un 25% di sconto (in questi giorni utilizzando il codice CREME15 si riceve in omaggio una crema idratante).

La squadra di Roma03 & friends consiglia vivamente i pannolini Lillydoo per la loro resistenza e delicatezza, per la comodità di riceverli direttamente a casa e anche per il rispetto dell’ambiente. Vale la pena fare una prova, che dite?

Scarabocchio e disegno: il gioco Headu per bambini dai 2 anni!

Un gioco divertente per imparare linee, forme, colori e disegnare creando anche dei divertenti puzzle da 4 grandi pezzi. Un gioco perfetto da fare insieme a tutta la famiglia, per bambini dai 2 ai 4 anni.

Se c’è una cosa che mi fa una certa paura sono i bambini che non disegnano, dico la verità. Il disegno è probabilmente la prima cosa che mi viene in mente se penso a un bambino, non chiedetemi perché: forse per il fatto che ho riempito cassetti e cassetti di tutta la famiglia di (orrendi) scarabocchi quando ero piccola.

La rappresentazione del mondo e del mio mondo interiore, fin da piccolissima, passava per una scatola di matite colorate: ecco questo è quello che vedo, quello che mi piace, quello che sento, quello che vorrei e come, secondo me, sarebbe bellissimo il mondo. Questo è, a mio avviso, il significato dei disegni dei bambini.

Imparare a disegnare e sviluppare la creatività con bambini sotto i tre anni

Ora voi direte: tua figlia c’ha 2 anni e te sei scema. Mai detto di essere normale e, sì, mia figlia ha 2 anni e io conservo qualunque sputazzo faccia su un foglio. Salvo poi che arriva papà Tullio e fa ma che è ‘sta roba? Ma non se po butta’? salvandoci così dal finire su Real Time a Sepolti in casa con i bacarozzi che escono dai ghirigori a pennarello di Diana.

Sì, pennarello. Ho detto proprio pennarello. Così piccola?, direte voi. E bene sì, nella scatola della Headu, dopo le Baby Flash Card, questa volta abbiamo trovato un bellissimo gioco per bambini dai 2 ai 4 anni (ma secondo me possono divertircisi fino alla fine della materna) con 6 maxi pennarelli dai colori super brillanti, cosa non comune per i colori omologati per bimbi così piccoli.

Arriva la Headu e Diana oramai riconosce la scatola…

Che ci sarà nella nuova scatola Headu?

Che ci sarà nella nuova scatola Headu?

Diana ferma che gli altri due sono per Greta!

Scarabocchio e disegno, il nuovo gioco creativo Headu per bambini da 2 a 4 anni

Scarabocchio e disegno, il nuovo gioco creativo Headu per bambini da 2 a 4 anni

Cosa c’è nella scatola di Scarabocchio e Disegno della Headu

Contenuto della nostra scatola Scarabocchio e Disegno Headu per artisti in erba:

  • 4 tavole puzzle da 4 pezzi ciascuno, bianchi da disegnare a piacimento
  • 4 stencile geometrici
  • 4 forme geometriche
  • 6 pennarelli lavabili, nei colori rosso, giallo, rosa, verde, nero e blu

Per prima cosa, appena aperta la scatola Diana è stata catturata dagli stencil lucidi e colorati. Come sempre avviene con bambini molto piccoli, non fai in tempo a girarti che ne combinano una: Diana ha acchiappato i pennarelli e si è lanciata sugli stencil scarabocchiandoli. Così ho scoperto subito che con un fazzoletto inumidito, gli stencil tornano come nuovi. Pennarelli super lavabili, a prova di neonato!

Il kit del piccolo creativo di Scarabocchio e Disegno della Headu… Diana ha un gran da fare.

I 16 pezzi di puzzle, in tutto, che compongono 4 piattaforme su cui inventare il proprio puzzle, hanno sul retro dei motivi che permettono di distinguere a quale quadro appartengono i pezzi.

Un kit per imparare forme e colori fin dai due anni d’età

Ovviamente, come tutti i giochi Headu, la modalità di gioco cresce col tuo bambino permettendoti di utilizzare il kit in dotazione via via in modi diversi. Sì, noi siamo partiti dallo scarabocchiare gli stencil, ma stiamo anche imparando a riconoscere le forme, a fare i cerchi con lo stencil che Diana chiama palla! e abbiamo scoperto che con palla si può disegnare la luna, un pallone, il viso di una bambina. E con il quadrato e il triangolo si può fare una casetta e via così.

Alle prese con gli stencil e i pennarelli nuovi

Alle prese con gli stencil e i pennarelli nuovi

Alle prese con gli stencil e i pennarelli nuovi

Mano! (l’ultima fissa di mia figlia, lo stencil della manina)

Con questo gioco il bambino sviluppa la creatività, colorerà e disegnerà seguendo i contorni – sempre meglio mano a mano che cresce – imparerà a disegnare con vari strumenti, apprenderà le forme e tutto questo lo aiuterà a sviluppare la manualità fine.

PER SAPERE SU QUALI PRINCIPI SI BASANO I GIOCHI HEADU, basati sulle teorie montessoriane e su quelle delle intelligenze multiple, vi rimando al post sul gioco con cui li abbiamo conosciuti:

le Baby Flash Card Montessori per bambini da 1 a 3 anni.

Un bellissimo gioco da fare insieme a tutta la famiglia

Scarabocchio e disegno è un gioco creativo di forte impatto per bambini piccoli perché sarà probabilmente la prima volta che entreranno in contatto con i pennarelli e, diciamoci la verità, quando alle elementari all’epoca mia (cretaceo) ce li facevano usare con estrema parsimonia ci mangiavamo le mani perché il colore forte e pieno dei pennarelli non è paragonabile a nessun altro.

E alla fine del gioco avrete 4 bei puzzle, disegnati magari da tutta la famiglia, da conservare o incorniciare e che vi ricorderanno i primi pomeriggi creativi passati insieme.

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Ed ecco il nostro coloratissimo puzzle! (ho fatto lo scientifico, mica l’artistico!)

Dove acquistare i giochi Headu

Per sapere dove acquistare i giochi Headu potete contattare direttamente l’azienda. Al momento questo è l’elengo dei rivenditori di Roma e dintorni: 

JUNIOR GIOCATTOLI S.R.L. Via Salaria 189 00198
JUNIOR GIOCATTOLI S.R.L. Piazza Tuscolo 21/22/23 00183
BABY SOGNO Via Tiburtina 614 Abc C/O 00159
ARANCIO S.R.L. Viale Kennedy 84C – Ciampino 00043
PRATI TOYS S.R.L. Via Germanico 186 00192
LIBRERIA GORELLO Piazza Della Balduina 12 00136
LIBRERIA RULLIANO Via Calpurnio Fiamma 24-28 00175
LIBRACCIO OUTLET S.R.L. Via Modena 8 00184
BECCHI BIMBI S.R.L. Via Boccea 245 A 00167
LIBRI & IDEE Via Del Torraccio Di Torrenova 91 AB 00133
CASA MIA Via Appia Nuova 146 00183
CENTRO CARTA PIZZINO via Luigi Zambarelli 45-55 00152
CENTOSTORIE Via delle Rose, 24/26 00171
EQUILIBRI SNC Piazzale Delle Medaglie D’Oro 36/b 00136
JUNIOR DISTRIBUTION Viale dei Caduti Nella Guerra di Liberazione 326 00128
OFFICINE FRITZ via Carlo Pascal. 7/9 00168
INFINITE PARENTESI Via Pedicciano 4 00132
LIBRERIA MINERVA Piazza Fiume 57 00198
COREANDER S.R.L. Piazza San Giovanni in Laterano 62 00184
EDITORIALE ANICIA SRL Via San Francesco a Ripa 67 00135
AZIENDA PALAEXPO’ Bookstore PDE c/o Palazzo delle Esposizioni 00184
LIBRERIA I GRANAI Via Mario Rigamonti 100 00142
LIBRERIA TESTACCIO Piazza S. Maria Liberatrice 23/26 00153
LIBRERIA BOCCEA Via Gregorio XII, 93 00167
LIBRERIA SCUOLA E CULTURA Via della Bufalotta 548 C/C dima shopping 00139
CINQUESTORIE DI Via Cesare Maccari 415 00125
LIBRERIA DEL SOLE Via Caduti Guerra Liberazione 470 00128
ROCCO TOYS SRL Via Vittorio Ghilliani 40 00134
ASSOCASH – S.R.L. Via Lucrezia Romana 85/87 00161
PICCIRILLI VINICIO Via Casetta Mattei 249 00148
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L’inserimento all’asilo nido. I consigli per affrontarlo al meglio.

Il periodo di inserimento al nido è vissuto da molti genitori con angoscia. La nostra psicologa Tiziana Capocaccia ci ha dato qualche consiglio in modo che tutti riescano ad affrontarlo in maniera serena.

Da piccola quando arrivava Ferragosto per me erano automaticamente finite le vacanze.

Nonostante il più delle volte mancasse ancora un mese prima dell’inizio della scuola, e quindi della solita routine, un senso di angoscia mi pervadeva, sicuramente amplificato dall’accorciarsi delle giornate.

Oggi, tre settimane di vacanza sono un veto lusso, ma la stessa eccitazione (mista ad adrenalina un tempo, ora solo a tanta stanchezza) mi accompagna ad inizio vacanza così come la stessa angoscia per il rientro.

Lo scorso anno per me il mese di Settembre è stato particolarmente angosciante, il giorno 4 abbiamo dormito la prima notte nella nuova casa, iniziato il percorso con la nuova baby sitter (qui parliamo di baby sitter per scelta), ma soprattutto Greta ha iniziato l’inserimento al nido.

Diciamo che io sono stata l’incubo delle educatrici. Al primo incontro individuale mi sono presentata già in lacrime, portandomi così avanti nel lavoro. Le maestre hanno subito capito che avevano di fronte un caso umano e hanno avallato ancor di più la loro tesi quando ho poi dichiarato che la sottoscritta somministrava ancora la tetta alla iena.

Diciamo che ho vissuto molto peggio io l’inserimento di Greta al nido che Greta stessa che, chiaramente i primi giorni di distacco ha pianto, ma che a fine anno nemmeno più salutava il padre quando la lasciava.

Ho quindi fatto una chiacchierata con la nostra psicologa di fiducia, la dottoressa Tiziana Capocaccia, chiedendole qualche consiglio per le mamme che tra qualche settimana affronteranno il momento dell’inserimento al nido dei propri piccoli.

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Come bisognerebbe comportarsi i primi giorni che lasciamo i bambini al nido?

Prima di tutto bisognerebbe lasciarsi aiutare dal percorso di inserimento previsto dalla struttura che accoglierà il nostro piccolo.

Riuscire a fidarci e affidarci agli educatori/insegnanti è importante.
Cerchiamo di trovare un rituale di saluto, che accompagni noi e i nostri piccoli al distacco. Può essere un abbraccio e una piccola filastrocca, qualcosa di personale che sia bello per voi e che segni il passaggio.
Rassicurate il piccolo che tornerete a prenderlo, per noi è ovvio, ma per loro è importante saperlo.

Una delle mie preoccupazioni con Greta era non riuscire a farle capire che l’avrei lasciata per alcune ore in un posto dove si sarebbe divertita. Hai qualche consiglio da dare in merito?

Una cosa importante è iniziare a preparare i bambini già un pochino prima dell’arrivo del giorno dell’inizio dell’asilo nido. Parlando con loro del nido o scuola dell’infanzia, comunicando loro un’idea positiva della scuola. Descrivendo cosa succederà durante le loro giornate, magari mostrando loro le cose di cui avranno bisogno per la scuola, per prepararle assieme. Ad esempio se c’è un piccolo zaino, indicare loro che sarà per la scuola. Insomma lavorare per suscitare un’emozione positiva.

Parlare loro in maniera positiva dell’incontro con gli educatori/insegnanti che si prenderanno cura di loro e gli insegneranno nuove attività e giochi.
Raccontare che ci saranno altri bambini da conoscere e con cui giocare insieme.

Possono aiutare piccole storie che raccontino la routine della scuola.

E come superare il trauma da separazione?

Beh, iniziamo col non chiamarlo trauma, non si tratta di un trauma. Speriamo che non lo sia. Si tratta di imparare a gestire il distacco.
Alcuni bambini sembrano non risentirne molto. Possono farsi più taciturni, vivendo la loro elaborazione in maniera meno eclatante di chi piange tanto, ma sentendo comunque questo momento di distacco ed elaborandolo. Ogni bambino però affronta, a suo modo, un momento di crescita importante.

È normale che all’inizio ci sia un momento di tristezza, è importante che noi genitori riusciamo a rassicurare noi stessi prima di tutto. Una volta che siamo sereni e riusciamo noi a gestire la separazione, sapremo aiutare meglio i nostri bambini, rassicurandoli e comunicando loro che è normale all’inizio essere tristi e piangere un pò, ma che poi passa. Mi rendo conto che l’espressione piangere un pò sia un eufemismo in certi casi, perché alcuni bambini piangono davvero molto. Dobbiamo come detto riuscire a rassicurare prima di tutto noi stessi, affidarci agli educatori/insegnanti e parlare con calma ai nostri piccoli.

Personalmente ho trovato delle educatrici estremamente competenti che Greta ha adorato, ma non molto empatiche con i genitori. In che modo le educatrici potrebbero aiutare mamme e bimbi ad affrontare questo momento?

Se le mamme sono in difficoltà, riuscire a rassicurarle è importante. Sta anche alle mamme stesse riuscire a fidarsi del personale della scuola e affidarsi nelle indicazioni che vengono date per l’inserimento al nido.

Spesso vengono svolti degli incontri per parlare con i genitori e informarli su come andranno le cose.

Alcune scuole organizzano delle vere e proprie feste dell’accoglienza per genitori e bambini. Trovo che siano momenti belli e importanti che aiutano adulti e bambini a separarsi, rassicurando sia grandi che piccini sul fatto che questo distacco porterà verso un arricchimento e un momento di crescita importante.

Parliamo invece delle mamme. Io ho pianto per due settimane e (lo ammetto) alcune volte anche davanti a Greta. Esiste qualche rimedio (oppiacei a parte) per le mamme pervase dal senso di colpa?

È importante vivere le emozioni e anche parlare delle emozioni che proviamo ai bambini. Sicuramente accanto alla tristezza del distacco è utile ripetere a sé stesse prima di tutto e poi anche ai nostri piccoli che stiamo facendo un passo molto importante che regalerà loro tante nuove esperienze positive.

Stando alcune ore del giorno in una situazione in cui incontrano i coetanei, instaurando relazioni con nuovi adulti che si occupano di loro, i bambini imparano a mettere in atto nuove competenze relazionali e questo li aiuta a crescere.

È utile prendere consapevolezza del fatto che il momento del distacco è una fase emotivamente importante, che ha un impatto e che va gestito, ascoltandosi ed elaborando ciò che si prova.
È un passo di crescita anche, anzi forse soprattutto, per noi come genitori.

Dobbiamo crescere noi per crescere loro.
Imparando a distaccarci da loro, insegniamo loro a distaccarsi da noi.
Dice un proverbio etiope who learns, teaches, colui che impara, insegna.

È elaborando le nostre emozioni che riusciamo ad insegnare loro ad elaborare le proprie.

Possiamo superare la colpa prendendo consapevolezza delle nostre emozioni e del passo evolutivo che stiamo affrontando. Concedendoci tempo. Ciascuno può avere il suo. Rassicurandoci sugli aspetti positivi di questo distacco.

Io, Benedetta, alle mamme e ai papà che stanno per affrontare questo momento voglio fare un grande in bocca al lupo. Questo è l’inizio della vita indipendente dei vostri figli in cui instaureranno le loro prime amicizie. Ogni giorno sarà una scoperta, ogni giorno impareranno qualcosa di nuovo.

Probabilmente ogni giorno sarà un pianto disperato quando li lascerete ma appena girerete l’angolo vi accorgerete che già ride di gusto. Perché loro sono molto più forti di noi!

I papà delle figlie femmine

I papà delle figlie femmine hanno un compito straordinario da assolvere. Mettete da parte la gelosia e godetevi questo rapporto davvero speciale!

Ricordo ancora la faccia di Matteo quando, durante la morfologica, la ginecologa ci disse che Greta era una femmina.

Eravamo entrambi convinti di aspettare un maschio, io perché me lo sentivo (chiara dimostrazione che non ci ho mai capito ‘na mazza), Matteo invece più che una convinzione aveva una grande speranza.

Ha tre amici fraterni di cui due padri di figlie femmine che sono stati derisi fino all’esasperazione con facili battute. Diciamo che il karma non sbaglia mai!

Dopo la morfologica, ho vissuto mesi di paranoie di Matteo (ancora oggi ci fanno compagnia) e di facili battute di risposta.

La realtà è che tutto è cambiato quando Matteo ha preso Greta in braccio per la prima volta. Faituttoquellochevuoi, papàècompletamenterincoglionito, giàtihopresoancheilmotorino, ecco non saprei definire meglio lo sguardo che aveva.

In quel momento mi sono resa conto che i papà delle figlie femmine sono eternamente intrappolati dentro un clichè: gelosi, possessivi, rammaricati di non avere un figlio maschio da portare allo stadio (Greta è già magliettamunita del Napoli e il padre le ha insegnato a dire Forza Roma. Alla fine chiaramente sarà delle Juve e noi la cacceremo di casa!)

Ma i papà delle figlie femmine, se lo concedono a se stessi, sono molto di più di un luogo comune.

I papà delle figlie femmine guardano la Dottoressa Peluche e Barbie, fanno i bidet e cambiano i pannolini a tutte le bambole (l’ultima moda a casa nostra), cullano gli orsetti di peluche. Cucinano per intere ore pizze di didò e torte di plastica, mettono e si fanno mettere smalti colorati e ombretti in posti improbabili, si trascinano dietro passeggini giocattolo e borsette rosa quando le loro figlie si addormentano nel mezzo di una passeggiata. Imparano a fare trecce e chignon, sistemano cerchietti e fiocchi. E mamme, non fa nulla se le bambine usciranno vestite con abbinamenti di colori improbabili, con delle magliette indossate al contrario o con gonne che in realtà sono top, loro ce l’hanno messa tutta!

I papà delle figlie femmine giocano a calcio e alla lotta. Leggono per loro, disegnano con loro, cantano fino allo sfinimento le canzoni di Frozen.

Ripetono alle loro figlie che sono coraggiose, forti e bellissime. Le supportano, le incoraggiano, le ammirano.

I papà di figlie femmine hanno l’opportunità straordinaria di imparare che cosa è davvero una bambina. Di assistere e contribuire alla formazione di una piccola donna. Di osservare ogni giorno la complessità del mondo femminile.

I papà delle figlie femmine posso insegnare cosa sia una vero uomo. Un uomo gentile, di cui ci si possa fidare.

I papà delle figlie femmine possono dare un contributo straordinario nella costruzione di un mondo migliore per le proprie figlie.

Ed io sono certa che Matteo assolverà al proprio compito. Ma nel frattempo aiuti Greta a fare il bidet a Pina la Giraffina?

 

Come vincere le paure delle neomamme: i consigli della psicologa

La psicologa Tiziana Capocaccia ci aiuta a destreggiarci tra le mille paure che ogni neomamma si trova ad affrontare: ho paura che mio figlio possa non nascere sano, ho paura di non essere una brava mamma, ho paura di non riuscire ad allattare, ho paura della SIDS o che mi venga la depressione post parto.

DOTTORESSA TIZIANA CAPOCACCIA
https://tizianacapocaccia.it/

Dopo una gravidanza splatter con tanto di intervento di cerchiaggio al quarto mese e dopo una prima gravidanza andata male, devo dire che quando è nata Diana ho lasciato poco spazio alle paure: ne avevo già consumate parecchie durante la gestazione, con tanto di attacchi di panico con triplo avvitamento carpiato.

E invece… La mia prima paura è stata quella della famigerata SIDS (per la quale ho comprato uno speciale baby monitor, poi mai utilizzato in realtà). Poi è arrivata quella che potesse ingurgitare qualcosa che la facesse soffocare. Infine, rumore di fondo, la paura costante del “In quali fantastici modi questa bambina finirà dallo psicologo da adulta perché SUA madre… bla bla bla…”? (vabbe’ poi, come dice mia madre, io sono convinta di avere colpa di qualsiasi cosa accada nel raggio di 50-100km).

Così ho pensato di riassumere qui alcune delle principali paure delle neomamme e di provare a vedere con la psicologa Tiziana Capocaccia come gestirle per non guastarsi uno dei periodi più belli – e già faticosi senza aggiungerci ogni tipo di paturnia – della propria vita…

La prima paura che il proprio figlio possa non essere sano

Questa paura è più che naturale, soprattutto in un mondo in cui ormai siamo consapevoli di tutte le possibilit difficoltà cui potremmo andare incontro, e anche “bombardati” da tante notizie su casi specifici.

Come per ogni timore vale la regola che la sua importanza clinica dipende da quanto questa specifica paura ci impedisca un buon funzionamento quotidiano.

Vale a dire che se abbiamo questo timore, sappiamo di averlo, a volte ci pensiamo, ma siamo in grado di rasserenare la nostra mente e vivere la nostra quotidianità riuscendo a portare avanti quello che è necessario nelle nostre giornate, allora è un timore presente, magari anche una sana consapevolezza di ciò che accade attorno a noi, ma non ci impedisce di vivere serenamente.

Quando invece un timore diventa una preoccupazione costante, non riusciamo a dormire, ci impedisce di compiere tutto quel che ci è necessario durante le nostre giornate, allora una consulenza e un sostegno psicologico possono aiutare.

La paura di non essere in grado di fare la madre…

Questa paura può essere influenzata da molte variabili:

  • L’idea di mamma che ci arriva da chi ci circonda, anche virtualmente.
  • Il rapporto con la propria mamma.
  • Il personale livello di autostima.

Si può fare un buon lavoro su ciascuno di questi aspetti. Sicuramente si tratta di percorsi non brevi e intensi.

Teniamo in ogni caso presente che quando diventiamo mamme sempre viene “rimaneggiato” il rapporto con la propria mamma, ed è bene che lo sia. Assumiamo un nuovo grande ruolo, per contenerlo necessariamente dobbiamo fargli uno spazio interiore, questo significa dover crescere. Assumiamo nuove consapevolezze.

Un piccolo aiuto all’autostima e al pensiero positivo può arrivare dal tenere un piccolo diario di gratitudine o di eventi positivi della giornata. Anche i più piccoli. Si cambia a poco, a poco il punto di vista. Si lavora per spostare l’attenzione sul positivo. A volte si scopre di non essere proprio abituate a vedere il positivo, ponendo automaticamente l’accento solo su quel che non va. Scardinare questo automatismo aiuta a vivere più positivamente.

La paura di non riuscire ad allattare

L’allattamento è un qualcosa di molto naturale, ma anche un comportamento che va appreso.

A volte ci si sente inadeguate perché non parte tutto in maniera semplice e “naturale”. Tuttavia, si tralascia che è un qualcosa che non abbiamo mai fatto prima, che abbiamo bisogno di capire come fare e provare. Una consulente per l’allattamento può aiutare molto.

La paura che il bambino soffochi mentre mangia o recuperando qualche piccolo oggetto in giro per la casa

Questo timore possiamo tenerlo a bada facendo un corso di primo soccorso: sapere cosa fare in caso ci fosse bisogno può rassicurare, inoltre viene spiegato anche che gli oggetti che passano attraverso un tubo della carta igienica sono pericolosi perché potenzialmente possono essere ingoiati (quindi abbiamo un dato oggettivo su cosa sia effettivamente pericoloso). In più, la casa va messa in sicurezza.

Riguardo al cibo capiremo a poco a poco quali consistenze il nostro bambino ama di più e quali possono disturbarlo, trovando un buon compromesso tra l’assecondare la sua curiosità per nuovi cibi e il nostro volerci sentire “sicure” sui cibi che riteniamo più adatti al momento di sviluppo.

La paura della SIDS, la morte in culla

Informarsi sulle buone prassi riguardo alla SIDS è utile, sia attraverso organi attendibili di informazione (qui una importantissima scheda del Ministero della Salute –> http://bit.ly/2IuAcGC) sia con il pediatra.

Inoltre, anche in questo caso come accennavo in precedenza, valutiamo quanto questo timore ci impedisce una serena esistenza quotidiana. È normale contemplare questa preoccupazione e agire le dovute precauzione, pensarci a volte un po’ di più, controllare se respira se ci svegliamo la notte. Tuttavia se questa paura diventa troppo grande, sentiamo che ci fa proprio stare male, va al di là del razionale, allora può essere di aiuto una consulenza.

La paura di perdere il controllo, soffrire di depressione e nuocere addirittura al proprio piccolo

Lo sbalzo degli ormoni, la “perdita” della pancia, segnano spesso una situazione di babyblues nel post parto. In genere questa si risolve spontaneamente nel giro di un paio di settimane. La mamma prova a volte bisogno di piangere, la sua emotività è un po’ instabile. Quando il babyblues continua nel tempo, per oltre due settimane, e si aggrava nella sintomatologia, o dopo un primo immediato periodo di relativo benessere dopo il parto, si ha una graduale insorgenza depressiva, si ha quella che viene chiamata DPP depressione post parto. In questi casi rivolgersi a un professionista è necessario ed è fondamentale che la mamma non si senta sminuita o in colpa nel chiedere aiuto! Non è un problema che dipende dalla propria volontà o di cui si ha colpa.

La paura di non riuscire a fare tutto, alimentata purtroppo dall’incapacità di delegare e dalle tante critiche e consigli

Siamo attorniate da tante persone ognuna con la propria testa, i propri pensieri.

Quando una donna diventa mamma tutti pensano di doverle dare consigli e opinioni. È importante capire quali ascoltare e a quali fare una bella pernacchia. Avremo sicuramente bisogno di una “rete” di sostegno attorno a noi quando diventiamo mamme. Questa rete deve essere un sostegno però non una gabbia.

Per esempio chi ci vuole aiutare e dedicare il suo tempo è meglio che ci chieda in cosa desideriamo essere aiutate piuttosto che “imporci” una certa cosa. Tipo “ti tengo il bambino mentre pulisci la casa” quando magari preferiamo che ci puliscano la casa mentre stiamo col nostro piccolo o abbiamo bisogno che qualcuno stia un po’ col piccolo per avere del tempo per noi.

Inoltre è sempre bene ricordare che l’opinione degli altri ha la forza che noi gli diamo, un potere che possiamo decidere di ritirare.

Il proprio piccolo sembra essere più tranquillo con altre persone che non con la mamma: la paura di non essere in grado di gestire il proprio figlio

Questo può accadere. Accade e continua ad accadere anche con bambini più grandicelli.

Teniamo presenti vari aspetti: con la mamma c’è una sintonia particolare, le emozioni della mamma influenzano di più il bambino, ma è vero anche che i bambini “si lasciano andare di più” tra le braccia della mamma.

Trovo che sia bello e importante parlare ai bambini da subito. Da appena nati. Parliamogli sempre molto. Di ciò che stiamo per fare con loro, di mentre lo facciamo, di come ci sentiamo. Aiuta noi ad instaurare un dialogo con loro, a elaborare meglio le nostre emozioni. Aiuta loro a ricevere le emozioni della mamma attraverso le sue parole che a poco, a poco oltre che un tono emotivo, entro un anno saranno anche veicolo si significati.

Paura di non dargli tutto quello di cui ha bisogno a livello di stimoli

Ci vuole equilibrio.

Parlare al bambino lo aiuta a parlare.

Lasciargli toccare e maneggiare gli oggetti, quelli sicuri per lui, lo aiuta a imparare a maneggiarli.

Seguite la sua curiosità, lasciandogli il tempo di sperimentare. I primi tre anni sono molto importanti. Sono anni di sviluppo “senso-motorio” in cui il bambino apprende attraverso i sensi  e i movimenti e li sviluppa.

Al bando tablet e telefonini, ci vogliono la realtà e le relazioni con le persone. Relazioni reali, oggetti, passeggiate, giocare al parco. Leggere fiabe ai bambini, sfogliare libri insieme è un’attività semplice ma sempre molto valida.

Paura del cambiamento dei ritmi di vita

Diventare mamme è una grande trasformazione. Fisica ma soprattutto psicologica. Un essere umano è cresciuto dentro di noi, e gli abbiamo fatto spazio nel nostro corpo, spostando letteralmente i nostri organi. Una volta nato, dobbiamo fargli spazio anche nelle nostre vite, spostando qualcosa, magari nel tempo: alcune attività nell’immediato non potremmo farle più, ma magari potremmo tornare a farle in futuro.

Oppure quando quel futuro arriverà non ci interesseranno più. Trovare il nuovo equilibro non sarà semplice. Ci vorrà del tempo e nessuno ha una bacchetta magica.

Neo mamme datevi tempo. Tempo per voi e il vostro bambino. Le giornate sono faticose, le notti ancora di più. Tuttavia, questo bisogno pressante (e pesante) del bambino durerà solo alcuni anni. Addirittura alcune cure non saranno richieste che un anno o due. Due anni sono pochissimo nell’economia di una vita.

Allora godiamoceli anche, so che è una grande fatica, ve lo dice una la cui bambina ha iniziato a dormire una notte filata a tre anni di età, ma davvero quei momenti non tornano più.

LA COPPIA E I NUOVI RITMI

Ed ecco anche la paura che la coppia scoppi… Cambiano i ritmi, cambiano le priorità, cambia anche il corpo della mamma a volte e a risentirne potrebbero essere l’intimità, l’amore e l’unità di una coppia.

La coppia ha bisogno di tempo per “rimodellarsi”. Non si è più soltanto coppia. Si diventa genitori. Parte delle proprie esistenze sarà dedicata a una nuova creatura di cui improvvisamente ci si scopre innamorati.

È necessaria una buona maturità per accettare questo passaggio. Un tempo di elaborazione sarà necessario. Sarà molto importante parlare molto, di come si sta, di quel che si prova.

Magari, se orari di sonno e veglia si diversificano troppo, può capitare, può essere carino scriversi lettere. Qualcuno ha provato e lo ha trovato bello!

 

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