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Pavor Nocturnus, il terrore notturno che colpisce di notte all’improvviso i bambini!

Bambini che si svegliano di notte urlando di terrore, occhi chiusi, ma anche aperti. Provi a confortarlo ma non si calma, poi tutto torna normale e lui dorme sereno. Ecco cosa è il Pavor Nocturnus o terrore notturno spiegato dalla nostra Educatrice del Sonno Christina Lubrano

CHRISTINA LUBRANO
BUONA NOTTE SLEEP CONSULTANCY
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Ti stai preparando per andare a letto, i tuoi piccoli dormono già da 2 orette, quando al improvviso…AAHHHHHHHH!!! Tuo figlio strilla, urla, piange…corri da lui e non c’è modo di confortarlo. Ha gli occhi chiusi, ma a volte anche aperti… Ti si aggrappa, ma non ti risponde. Dopo un pochino si calma e torna il sonno sereno. Cos’è successo?! Il giorno dopo, ovviamente, non ricorda nulla.

IN COSA CONSISTE IL PAVOR NOCTURNUS

Cosa è successo a questo piccolo? Questa parasonnia viene chiamata “sleep terror”, oppure Pavor Nocturnus in italiano, proprio perché il comportamento dei piccoli nel momento di un episodio è quello di qualcuno attanagliato dal terrore – con “paure persistente o terrore,  urli, sudore, confusione e attivazione autonomica” cioè tachicardia, arrossamento della pelle e un aumento del tono muscolare. 

Succede quando un bambino si risveglia direttamente nel momento del sonno più profondo (NREM 3/4) invece di passare gradualmente tra le fasi più leggere del sonno. 

È importante sottolineare che, mentre molti genitori si preoccupano delle parasonnie del sonno (molti di loro sembrano o suonano abbastanza spaventosi), non sono quasi mai associati a disturbi psicologici o problemi emotivi.

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QUANTI BAMBINI SOFFRONO DI PAVOR NOCTURNUS?

Accade a più o meno 4% dei piccoli dai 4 ai 12 anni ma potrebbero presentarsi anche in piccoli un pochino più piccolo oppure più grandi.

Non sono associati ad alcun effetto negativo a lungo termine, quindi se si verificano raramente, non c’è motivo di curarli. Se il Pavor di tuo figlio lo mette in pericolo fisico o si verifica quattro o più volte alla settimana, è meglio parlarne con il proprio medico o specialista.

Brutto sogno o Pavor? Qual è la differenza?

Giustamente, chiederai come faccio a sapere se è soltanto un brutto sogno oppure Pavor? Ci sono tanti differenze:

Brutto sogno (Nightmare)

Accade nella seconda metà della notte quando siamo nella fase di sonno attivo (REM). Generalmente dura dai 3-20 minuti e quando si svegliano da un brutto sogno, sono veramente svegli e generalmente riescono a raccontarti quello che è successo. Piangono e riescono ad essere consolati e tranquillizzati da mamma o papà in breve tempo.

Pavor Nocturnus (Night Terror)

Accade nella prima terza parte della notte proprio perché la maggior parte del sonno profondo (NREM 3/4) accade nella prima parte della notte. Potrebbe durare 1-10 minuti e avvolte anche più lungo. Il bambino potrebbe mettersi seduto nel letto, urlare, piangere, avere occhi aperti oppure chiusi, non si consola, non risponde a nessun contatto e poi si calma e riaddormenta.  È molto difficile svegliarlo da questo stato. Se viene svegliato, sono molto confusi e disorientati. Generalmente, non ricordano gli eventi accaduti, ma avvertire un senso generalizzato di minaccia. La mattina dopo se gli viene chiesto, “cosa ti è successo stanotte?” per esempio, la maggior parte non conserva nessuna memoria di un sogno brutto, proprio perché l’evento non era un sogno.

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Quali sono le cause del Pavor Nocturnus?

Ci sono vari motivi per cui un bambino ha questi Pavor. Un studio ha scoperto che potrebbe essere anche genetico. Quindi se succedeva a te da piccola/o, potrebbe essere che capiterà anche al tuo figlio/a.

Succede soprattutto ai piccoli proprio perché il loro sonno è ancora diverso da un adulto; hanno molto più pressione del sonno profondo (SWS). La privazione di sonno è uno dei principali motivi, quindi bisogna essere molto attenti alla quantità (e anche qualità) di sonno del vostro piccolo. Succede anche se un bambino dorme poco e poi recupera sonno perso; ci sarà più probabilità che accada proprio in questi circostanze.

A parte l’influenza genetica e la privazione del sonno, altri motivi potrebbero essere l’età, orari di sonno irregolari (ogni giorno il dormire accade in orari diversi), febbre, stress, altri disturbi del sonno (es: insonnia, disturbi del ritmo circadiano, ipersonnia) oppure disturbi intrinseci del sonno (apnea ostruttiva del sonno e movimenti periodici dei arti nel sonno). Lo stress (dai conflitti in famiglia o a scuola) oppure un cambio dell’ambiente dove dorme, potrebbero anche innescare i pavor

Christina Lubrano, consulente e educatrice del sonnoLeggi l’articolo su Come far dormire un bambino della nostra Educatrice e Consulente del Sonno Cristina Lubrano

Cosa posso fare se mio figlio soffre di Pavor Nocturnus?

Il Pavor è più traumatico per le persone – i genitori – che devono assistere all’evento, che per il bambino che lo subisce: i piccoli non hanno nessuna memoria quindi non è spaventoso per loro. Nonostante detto questo, ci sono cose che potremmo fare per aiutarli oppure cercare di evitare che accada di nuovo.

  • Considerare quanto stanno dormendo; potrebbe essere che servano più ore di sonno al tuo piccolo. Metterlo a letto un pochino prima potrebbe aiutare molto. (10-13 ore per piccoli dai 2.5-5 anni in 24 ore)
  • Evitare grandi stimoli 1.5-2 ore prima di andare a letto (no TV, tablet, videogiochi)
  • Seguire una buona base del sonno sano: essere molto costanti con gli orari (sveglia e messa a nanna), un routine prima di andare a letto, impostare la cameretta per favorire il sonno.

In più, potrebbe coincidere quando il piccolo svuota la vescica di notte, specialmente se sta imparando di giorno come andare in bagno, ma la notte si bagna ancora. Oppure potrebbe accadere sempre allo stesso orario di notte. In questi casi, cercare di anticipare l’evento portando in bagno oppure di massaggiare la schiena o spostarlo un pochino nel letto per aiutare il piccolo a passare da un ciclo all’altro del sonno senza problemi.

consulente educatrice del sonno

È molto importante anche capire come respira di notte. Russa? Dorme con la bocca aperta? Ha il respiro irregolare? Visto che sappiamo che i bambini che hanno apnea ostruttiva durante il sonno o altri disturbi hanno una probabilità più alta di soffrire di Pavor.

Quindi se il Pavor capita quattro volte o più a settimana oppure se russa, dorme con la bocca aperta (sempre, non solo quando è raffreddato) oppure respirazione irregolare (es: russa, russa, russa….pausa…snarf, russa russa russa), è meglio portare al proprio medico, a un otorino pediatrico oppure un pneumologo pediatrico un video del vostro piccolo/a mentre dorme per poter fare una valutazione.

Come mi devo comportare quando mio figlio ha il Pavor Nocturnus

Se il tuo piccolo/a ha pavor nocturnus, osservalo mentre il fenomeno avviene per sincerarti che lui sia al sicuro e non si faccia male, ma non interagire.

Interagire con lui/lei – anche soltanto chiamarlo con il suo nome – potrebbe peggiorare il Pavor. Lascia che passi il momento e si rimetta comodo per dormire. Evita di parlare dell’evento durante il giorno con lui/lei proprio perché non ricorderà nulla. 

Pavor Nocturnus… Avete più domande?

Se avete più domande a riguardo oppure vuoi sapere come impostare una buona relazione con il sonno per i vostri piccoli, sono sempre disponibile e offro anche consulenze gratuite. Potrete prenotare tramite il mio sito: qui oppure scrivermi un email: christina@buonanottesleep.com.

Bibliografia

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Bruni, O. Is my child asleep or awake when he is having a sleep terror – and how long do they usually last? – Pediatric Sleep Council

Guilleminault C, Palombini L, Pelayo R, Chervin RD (2003) Sleepwalking and sleep terrors in prepuberal children: what triggers them? Pediatrics 111: 17–25

Hallstrom T (1972) Night terrors in adults through three generations. Acta Psychiatr Scand 48:350–352

Hookway, Lyndsey (2019) Holistic Sleep Coaching: Gentle Alternatives to Sleep Training for Health and Childcare Professionals

Kales JD, Kales A, Soldatos C (1979). Sleepwalking and night terrors related to febrile illness. Am J Psychiatr 136: 1214–1215

Larsen CH, Dooley J, Gordon K (2004) Fever-associated confusional arousal. Eur J Pediatr 163:696–697

Mason TB 2nd, Pack AI (2005) Sleep terrors in childhood. J Pediatr 147: 388–392

Mason TB 2nd, Pack AI (2007) Pediatric Parasomnias. Sleep 30:141–151

Monteverde per bambini, le mappe Family Friendly di Roma03

A Roma ci sono tante attività che riguardano i bambini: librerie per bambini, negozi di giocattoli, abbigliamento bimbi, scarpe, attrezzature e accessori. La cosa migliore per i genitori? Individuare quelle più vicine per raggiungerle senza troppi stress di spostamenti.

Qual è la prima cosa che ho fatto con Diana nella carrozzina? Andare in giro per il mio quartiere per costruire la mia confort zone di neomamma. Da lì, io credo, è nata l’idea di Roma03 che Diana aveva solo poche settimane.

Il quartiere in cui è nata Diana è il mio rimpiantissimo e amatissimo Appio Latino, abitavamo in una casa stranissima e divertente che ho amato tanto, a due passi dalla metro Colli Albani. Quando Diana aveva un anno siamo tornati nel mio quartiere di origine, Monteverde, sono ripartita con la mappatura che Macchina de Google Maps scansate proprio!

Quindi ecco a voi la mappa di MONTEVERDE FAMILY FRIENDLY con ristoranti family friendly, negozi di giochi, librerie per bambini, negozi di scarpe e abbigliamento, asili privati, aree giochi e parchi di divertimento!

Ovviamente potrebbe essermi sfuggito qualcosa, perciò aspetto le vostre segnalazioni, che saranno preziose per tutte quante noi, a roma03bambini@gmail.com

Come vedrete, il tutto è diviso per categorie merceologiche e, dove presenti, ho inserito le recensioni fatte nel corso dei tre anni di Roma03.

Osteopatia in gravidanza e per neonati e bambini: ce ne parla il Dott. Gabriele Bozza osteopata e osteopata pediatrico a Roma e Ostia

Quante future o neomamme hanno sentito consigliarsi un oseopata? E quante di noi sanno davvero di cosa si occupa un osteopata e cosa può curare l’osteopatia in gravidanza e per bambini e neonati? Per saperne di più abbiamo intervistato l’osteopata Dott Gabriele Bozza, osteopata e osteopata pediatrico a Roma e Ostia

DOTT. GABRIELE BOZZA
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3485563720 – gbosteopata@gmail.com

NON HAI MAI PROVATO L’OSTEOPATIA?
SCRIVIMI a roma03founder@gmail.com
le prime dieci riceveranno una risposta sorprendente!

Osteopatia.

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato più di una decina di anni fa. La mia migliore amica, Nicoletta, gridava al miracolo dopo ogni seduta per i grandi benefici ricevuti. Una seduta che ogni volta toglieva dolori ma regalava anche un senso di liberazione, di rigenerazione.

Da quando poi sono diventata mamma ho conosciuto tantissime neomamme che hanno curato una serie di disturbi e piccoli intoppi dei loro bimbi – o già in gravidanza – grazie all’intervento provvidenziale e delicato di un osteopata pediatrico.

A cosa serve l’osteopata pediatrica: ce lo spiega l’Osteopata di Roma e Ostia Gabriele Bozza

Dall’allattamento ai piccoli disturbi del neonato, sono molte le applicazioni dell’osteopatia pediatrica. Ma per non restare sul vago e spiegarvi bene quand’è che potete ricorrere all’osteopata pediatrico o all’osteopatia in gravidanza – magari per risolvere quel problema che vi fa tanto disperare e a cui nessuno ha trovato rimedio – ho deciso di rivolgermi a un bravo osteopata di Roma, vecchia conoscenza di Roma03 che con lui fece una bellissima diretta sul Primo Soccorso in Età pediatrica. Infatti, il nostro Dottor Gabriele Bozza non solo è osteopata e osteopata pediatrico a Roma e Ostia, esperto di osteopatia in gravidanza, ma è anche infermiere e un bravissimo esperto di primo soccorso. Insomma, più garantito di così!

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Dott. Gabriele Bozza osteopata e osteopata pediatrico a Roma e Ostia

Per prima cosa, per chi ancora non sapesse di cosa si tratta, ci puoi spiegare chi è l’osteopata e cosa fa?

L’osteopata, pediatrico e non solo, è un professionista che attraverso il trattamento manipolativo osteopatico, ha l’obiettivo di ripristinare la funzionalità e lo stato di salute persi a causa di un trauma o di una patologia e di accompagnare l’organismo verso un processo di autoguarigione per garantire uno stato di salute ottimale.

Poiché la persona viene identificata come un’unità di corpo, mente e spirito, l’osteopata, attraverso test clinici e osteopatici, esamina globalmente la persona per identificare la presenza di limitazioni di mobilità delle strutture anatomiche, che possono condizionare l’organismo nelle sue funzioni fisiologiche. L’organismo è un sistema complesso, dove ogni componente è dipendente dalle altre parti che lo costituiscono e il corretto funzionamento di ognuna di esse, assicura quello dell’intera struttura.

In cosa consiste una visita osteopatica (anche pediatrica)

La visita osteopatica inizia con un colloquio conoscitivo in cui il paziente mi espone il problema, generalmente si tratta di dolori cervicali, mal di schiena, cefalee, dolori muscolari di varia natura, disturbi gastro intestinali, problemi di occlusione dentale, vertigini e alterazioni posturali.

Terminata questa prima fase di raccolta dati, effettuo un esame obiettivo come ostopata nel mio studio di Roma e di Ostia ed una diagnosi differenziale, per capire se il motivo di consulto può essere di mia competenza, oppure se si necessita di altri specialisti. Solo dopo aver effettuato questa valutazione, identifico, mediante test osteopatici, la presenza di disfunzioni somatiche che possono essere la causa primaria del problema. Una volta individuate, procedo a ristabilire la corretta funzionalità delle strutture indagate, attraverso l’utilizzo di specifiche tecniche manipolative.

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Cosa fa un osteopata pediatrico che si occupa di neonati e bambini?

L’osteopatia pediatrica è un approccio naturale, sicuro ed efficace che prevede tecniche manipolative non invasive, dolci e delicate, per la prevenzione e la gestione di tensioni meccaniche acquisite durante la vita intrauterina, il parto e le fasi dello sviluppo.

Consiglio a tutti i genitori di sottoporre il neonato già dalle prime settimane di vita ad una visita osteopatica. In questo modo le stimolazioni effettuate attraverso il trattamento, potranno avere una maggiore efficacia, in quanto i tessuti hanno una maggiore capacità di adattamento. Il fine ultimo del trattamento osteopatico è quello di ripristinare il giusto equilibrio di tutto il corpo.

L’osteopatia pediatrica contro coliche, rigurgiti, reflusso, difficoltà a dormire del neonato

Quotidianamente i bambini che incontro all’interno del mio studio presentano problemi come coliche gassose, stitichezza, rigurgiti e reflusso gastroesofageo, otiti ricorrenti e sinusiti, plagiocefalia, scoliosi, torcicollo miogeno congenito, malocclusioni e difficoltà a riposare. Problematiche che in base all’età evolutiva, e al quadro clinico vedono percorsi terapeutici differenti.  Ci tengo a precisare che l’osteopatia pediatrica può essere indicata per tutti i bambini di qualsiasi età.

osteopata pediatrico roma ostia gabriele bozza osteopatia pediatrica gravidanza bambini neonati

Ho sentito spesso parlare di osteopatia pediatrica per la risoluzione di problemi derivanti dal parto o della morfologia della testa del neonato… Puoi dirci qualcosa di più

La nascita è un evento stressante per il neonato sia che si parli di parto naturale sia di cesareo. È proprio in questo momento che alcune disfunzioni vengono alla luce.

Particolari condizioni che possono manifestarsi durante la gravidanza, rappresentano una delle cause primarie dei dismorfismi cranici osservabili dopo la nascita.

Queste condizioni possono essere ad esempio un mal posizionamento intrauterino, una gravidanza gemellare, la quantità di liquido amniotico presente (oligoidramnios= ridotta quantità, polidramnios= eccessa quantità), precoce discesa del feto a livello pelvico, ecc..

Valutare e trattare queste disfunzioni, dovute al parto o alla gravidanza, ci consente di effettuare una prevenzione primaria sui neonati e di creare degli adulti sani.

A che età si può ricorrere all’osteopatia pediatrica

Come già detto, per questo motivo è molto importante ricorrere all’osteopatia il prima possibile.

I dismorfismi cranici, sono delle deformazioni della testa riscontrabili nei primi mesi di vita, quando le ossa sono ancora “morbide” e più facilmente modificabili.

Esistono tre tipologie di deformità cranio facciali che si potrebbero presentare:

  • Plagiocefalia: appiattimento di un lato della testa
  • Brachicefalia: testa larga in relazione alla lunghezza; e piatta posteriormente
  • Scafocefalia: testa stretta in relazione alla lunghezza

Osteopatia pediatrica per la plagiocefalia: i possibili interventi dell’Osteopata Pediatrico Gabriele Bozza

l dismorfismo più frequente è la plagiocefalia (testa a parallelogramma).

La plagiocefalia può essere classificata come sinostotica, causata da un anormale sviluppo delle suture craniali, o posizionale.

La prima tipologia di plagiocefalia richiede l’intervento di altri professionisti, mentre la seconda, può essere gestita attraverso il trattamento osteopatico.

Tra le cause più comuni nel post parto c’è la posizione in cui il bambino è solito a trascorrere la sua quotidianità.

Un’attenta analisi osteopatica del cranio del neonato può aiutare a identificare la presenza di plagiocefalia.

Secondo la mia personale esperienza, posso affermare che il trattamento ha una buona percentuale di completo successo. Come spesso dico ai genitori dei miei piccoli pazienti, l’obiettivo finale del mio trattamento non ha un fine prettamente estetico, ma soprattutto funzionale. Intervenire sulla plagiocefalia, significa accompagnare il neonato verso il raggiungimento fisiologico delle sue tappe evolutive e prevenire la presenza di:

  • Scoliosi e asimmetrie posturali
  • Strabismi e Disfunzioni visive
  • Otiti croniche con conseguenti difficoltà uditive
  • Problemi relativi alle vie respiratorie
  • Ritardi psicomotori e disturbi cognitivi
  • Problemi di suzione o masticazione

osteopatia pediatrica gravidanza bambini neonati

Fra i vari problemi legati al puerperio, l’osteopatia può essere di supporto anche all’allattamento: in che modo?

Per garantire una corretta qualità assistenziale ai pazienti, spesso mi capita di collaborare insieme ad altri professionisti (ad esempio pediatri ed ostetriche) per valutare al meglio la natura del problema e capire come possiamo intervenire.

Ad esempio, insieme alle ostetriche di riferimento osserviamo durante la fase dell’allattamento quali potrebbero essere le cause che alterano questo importante momento per il neonato e la mamma.

Nello specifico i fattori che interferiscono sull’allattamento possono essere un’errata postura tra mamma e neonato, un attacco non corretto, la presenza di frenulo linguale corto, plagiocefalia posizionale, torcicollo miogeno congenito, problemi di deglutizione o suzione, disfunzioni dello stretto toracico materno che possono limitare una corretta vascolarizzazione e innervazione di tutte le strutture addette alla produzione del latte.

Per tale motivo in questa situazione propongo una specifica valutazione per la mamma e per il neonato per poi procedere con il trattamento mirato.

E che mi dici a proposito di piccole testoline, cuscini, lettini…?

Ritengo che questi dispositivi in alcuni casi possono in parte contribuire nella prevenzione e nella gestione di alcune condizioni, come la plagiocefalia precedentemente descritta, ma non possono e non devono sostituire alcuni fattori principali che sono correlati alle abitudini quotidiane dei bambini e soprattutto alle stimolazioni che i genitori devo mettere in atto sin dai primi mesi di vita.

Per comprendere al meglio come intervenire, nella prima fase della visita, cerco di conoscere, attraverso il colloquio con i genitori, quali sono le abitudini quotidiane del bambino, come ad esempio le posizione assunte quando è sveglio o dorme, per capire se queste posso influire sulla presenza di alcune alterazioni strutturali. In base all’età del paziente, al termine del trattamento condivido con la famiglia il piano terapeutico più opportuno e consiglio alcune attività, accorgimenti da mettere in atto o l’utilizzo di alcuni presidi che possano stimolare il bambino durante la giornata.

Una delle più grandi frustrazioni del neogenitore e non riuscire a capire che disturbo faccia soffrire il figlio, dal momento che un neonato non parla. L’osteopata può aiutarli in questo?

Premetto che l’osteopata pediatrico può contribuire ad identificare alcune condizioni che possono alterare la serenità dei nostri bambini, e spesso mi capita di affrontare queste problematiche per migliorare nello specifico la qualità del sonno dei più piccoli, ma prima di procedere con il trattamento osteopatico, chiedo sempre ai genitori se hanno riferito questo disturbo al proprio pediatra poiché rimane sempre il primo professionista di riferimento. Qualora questo confronto non fosse avvenuto, provvedo a mettermi in contatto con il medico di riferimento per condividere e confrontarmi sul motivo di consulto.

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Altri disturbi specifici, ad esempio il piede torto, su cui l’osteopata può intervenire… dacci un po’ di suggerimenti

Il primo consiglio che condivido con i genitori è di non lasciare che il tempo possa decidere il futuro dei loro bambini.

Le potenzialità dei nostri bimbi sono infinite e maggiori rispetto alle nostre, proprio perché i loro tessuti hanno una maggiore capacità di adattamento. Per questo motivo avviare un processo terapeutico in tempi brevi dal riconoscimento del problema, può essere un elemento fondamentale sulla sua evoluzione.

Il secondo suggerimento si basa sulle indicazioni che condivido con loro sulle posizioni o sulle stimolazioni manuali che possono essere fatte durante alcuni momenti della giornata, come il gioco o come il cambio del pannolino.

Anche in questi casi però, ritengo che sia sempre opportuno conoscere la natura e la gravità di questi dismorfismi, processo che richiede la presenza del medico specialista.

Se la causa fosse “posizionale”, ovvero dipesa dalla posizione del feto in utero (ad esempio posizione podalica oppure gravidanza gemellare), il trattamento osteopatico può contribuire notevolmente sul miglioramento funzionale e strutturale del piede.

Come vi ho detto in precedenza l’osteopatia ha una visione globale dell’individuo, quindi il mio approccio si basa anche sulla valutazione di altre strutture che posso alterare in questo caso la forma del piede. Durante la visita effettuo una valutazione del ginocchio, delle anche, del bacino, della colonna vertebrale, ecc.. poiché una disfunzione a carico di queste strutture può generare tensioni fasciali che si ripercuotono sulla struttura e mobilità del piede.

Nei casi in cui il bambino invece necessita del supporto di alcune correzioni ortopediche, il trattamento osteopatico, che favorisce il rilascio mio-fasciale cioè quel tessuto connettivo che avvolge organi e muscoli, garantisce il massimo del potenziale correttivo consentendo al presidio ortopedico di incontrare la minor resistenza possibile.

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Infine: è utile sottoporsi a sedute di osteopatia già in gravidanza? Si può fare? E in cosa può aiutare? 

Sono tanti e importanti i cambiamenti che interessano il corpo della futura mamma durante la gravidanza.

La condizione più evidente riguarda l’inevitabile modifica della postura, ma ci sono altri aspetti da tenere in considerazione: tra questi, l’aumento di peso, la pressione addominale, i cambiamenti dal punto di vista ormonale, che determinano a loro volta una modifica allo stato emotivo per la donna.

In quest’ottica, il naturale svolgimento di questo straordinario fenomeno porta all’insorgenza di disturbi come mal di schiena, dolori alle gambe o nausea.

Si tratta di processi di adattamento, che vanno assecondati e aiutati anche con l’aiuto di una figura come quella dell’osteopata e dell’osteopata pediatrico.

Tutti questi cambiamenti hanno lo scopo di adattare il corpo al feto in crescita, per dargli la possibilità di crescere in un ambiente il più possibile funzionale ed accogliente.

Gli adattamenti strutturali nel corpo della futura mamma cominciano già dalle prime settimane di gravidanza e coinvolgono principalmente le aree dorsolombare e lombosacrale.

Con l’aumentare delle dimensioni dell’utero, il bacino comincia ad inclinarsi in avanti, con conseguente aumento della lordosi lombare, favorendo i dolori a livello lombosacrale e dolori pelvici. Quando poi il feto discende nel bacino aumenta la pressione sul plesso nervoso lombosacrale, con una potenziale comparsa di sciatalgia o parestesia agli arti inferiori.

Con il progredire della gravidanza i cambiamenti strutturali hanno un profondo effetto sulla quotidianità della donna.

Si tratta di cambiamenti che solitamente iniziano presto e rimangono costanti fino al parto. Ad esempio, la ritenzione dei liquidi causa gonfiore alle estremità inferiori/superiori, creando eventualmente problemi strutturali.

In pratica tutte le strutture corporee coinvolte possono andare incontro a disfunzione osteopatica.

L’osteopatia, può essere utilizzata nei diversi stadi della gravidanza come complemento alle tradizionali cure ostetriche, migliorando alcune disfunzioni somatiche come ad esempio il mal di schiena. Questo vuol dire migliorare la qualità della vita della donna durante il periodo di gestazione, aiutando il corpo ad utilizzare in maniera ottimale le proprie risorse per adattarsi durante il progresso della gravidanza.

L’osteopata in tal senso può rappresentare una figura di riferimento per aiutare la donna ad alleviare possibili disturbi, aiutando l’organismo ad integrare al meglio delle sue possibilità i cambiamenti in atto. Questo perchè il trattamento osteopatico asseconda le richieste del corpo, facendogli vivere in maniera naturale i cambiamenti in atto in questo periodo, fino al momento del parto.

Anche e soprattutto in questo caso, dopo essermi assicurato l’assenza di patologie o controindicazioni, programmo un trattamento specifico, considerando che ogni gravidanza è una storia a sé ed ogni donna è un individuo con caratteristiche uniche e ben definite.

Il mio supporto assistenziale non termina con l’accompagnamento della futura mamma al momento del parto, ma prosegue anche dopo questo evento.

Principalmente nel post parto i motivi di consulto sono dolori muscolo-scheletrici come lombalgie, che si possono verificare per diverse cause come il cambiamento della postura, il processo invasivo dell’anestesia epidurale a cui è stata sottoposta e la presenza della cicatrice da taglio cesareo. Proprio in riferimento a quest’ultima, posso affermare che nella mia esperienza professionale, mi capita sempre più spesso di riscontrare una stretta correlazione tra tale problematica e la presenza di cicatrice.

Nel post partum, il corpo della neomamma andrà incontro ad un periodo di recupero da tutti quei cambiamenti avvenuti durante la gravidanza e il parto. Il mio obiettivo è assicurarmi che questo avvenga in maniera ottimale, con un effetto positivo per lei e per il neonato, alleviando i dolori e sintomi riscontrati dopo il lieto evento.

 

Perché leggere ai neonati? Intervista alla Dottoressa Capocaccia

Quanti di voi hanno cominciato a leggere ai propri bambini fin da quando erano nel pancione? E quanti invece si chiedono a cosa serva e quando cominciare? Le risposte della nostra esperta psicologa Tiziana Capocaccia, autrice di fiabe per bambini.

QUI LA MAPPA DELLE LIBRERIE PER BAMBINI A ROMA E DINTORNI

Durante la mia gravidanza un poco splatter (per chi si fosse perso le puntate precedenti, a letto con cerchiaggio dalle 10 alle 36 settimane) io, che sono una lettrice accanita, ho letto pochissimo per mancanza di concentrazione (diciamo che non è che fossi un concentrato di serenità, ecco).

Le mie letture erano, la mia amatissima dissociazione mentale, orientate verso due diversi generi: fantascienza/horror (caro King, quanto mi hai aiutata) e libri per bambini. I secondi li leggevo al pancione, con non poca perplessità da parte del mondo attorno e anche mia. Nata Diana, ho cominciato a leggerle di tutto, a comprare i più bei libri per bambini in giro al momento, conservandoglieli per quando sarà grande, e l’ho già portata in biblioteca, dove la prima cosa che ha fatto è stata ficcarsi in bocca il muso di peluches di un Geronimo Stilton, diciamolo, piuttosto putrido. Non c’è male come inizio… Già a 6 mesi una delle cose che amava fare di più era sfogliare: seduta aveva l’equilibrio basculante di un uovo sodo, ma a girar pagine non la batteva nessuno.

leggere ai neonati da che eta fa bene benefici cosa capiscono 2

Adesso la sera si sceglie il suo librino e ne fa leggere un po’ a me e un po’ a papà che interpretiamo la stessa storia in modi completamente diversi. In genere, dopo un po’ che leggo io, passa il libro a papà con fare tipo “Vabbeh pa’, leggi tu che questa è scema”.

Fatto troppo teatro al liceo.

Intuisco i benefici effetti della lettura – per tutte le età, s’intende – ma ho voluto chiedere qualcosa di più a Tiziana Capocaccia, psicologa dell’età evolutiva e autrice di fiabe per bambini. E con parole molto semplici, lei ha risposto a questa breve e utile intervista.

leggere ai neonati da che eta fa bene benefici cosa capiscono 2

Da qualche anno, e menomale, spuntano in tutta Roma librerie per bambini e ragazzi e, sempre di più, queste propongono incontri di lettura per i piccolissimi in braccio alle mamme. Che effetto ha la lettura ad alta voce su un bambino piccolissimo? Puoi dirci come il bambino recepisce le storie quando ancora non comprende le parole, quindi prima dell’anno di vita? E dall’anno fino ai 36 mesi?

Quando si legge una storia ad un bambino si compie un dono grande, multiplo.

Si dedica del tempo, si consolida la relazione, si sviluppano idee e fantasia, insomma è proprio un ottimo modo di trascorrere il tempo assieme.

Con bambini molto piccoli, consiglio di seguire passo, passo i progressi della comprensione della realtà e del linguaggio così da interessarli con qualcosa che possono capire. 

A pochi giorni o settimane contano, più della storia, il contatto e l’intonazione, più del contenuto. Come diciamo, come stiamo vicino e a stretto contatto col piccolo è ciò che lo coinvolge, coccola e fa stare bene di più.

Quando iniziano a capire le prime parole, dopo i 7 – 8 mesi già per alcuni, qualche mese più tardi alcuni altri – non ci sono gare in questo – la cosa importante è sintonizzarci col nostro bambino. Sarà piacevole per lui vedere immagini accompagnate dalle parole che conosce, al massimo piccole frasi.

Ad esempio se ama le paperelle, si può sfogliare insieme un libro morbido dicendo “guarda c’è la paperella!” oppure indicare la paperella e dire “qua, qua”. Siamo ad un livello di pre-storia, però lo sfogliare, inizia a far prendere loro confidenza con immagini che vengono una dopo l’altra.

Leggi il nostro speciale Case Editrici Per Bambini PLPLP2018

leggere ai neonati da che eta fa bene benefici cosa capiscono 2

Prima di interessarsi ai disegni i bambini amano spesso le foto reali, questo perché cognitivamente comprendiamo prima le immagini reali e poi quelle disegnate.

Ci sono libri per bambini molto piccoli che ritraggono bambini veri che compiono azioni quotidiane che sono di frequente apprezzati proprio perché i bambini tra uno e due anni li capiscono bene, perché anche loro vivono certe routine quotidiane come il bagnetto o la pappa.

Via, via che il bambino inizia a dire, oltre alle prime parole, anche delle mini-frasi sarà bello raccogliere la sua competenza per interessarlo con testi semplici uniti a bei disegni, se mostrano interesse per le immagini di un libro la cui storia sarebbe troppo difficile da capire possiamo semplificarla per loro.

tiziana capocaccia libri per bambini su temi complessi psicologa

Io ho cominciato a leggere alla mia bambina quando era ancora nella pancia… Ogni tanto mi sentivo un po’ pazza: tu che ne pensi, ho fatto bene?

Nessuna pazzia, anzi! Molti studi dimostrano che ciò che ascoltiamo nella pancia entra a far parte di noi.

(Ecco qui alcuni articoli per approfondire:
LA LINGUA ASCOLTATA NEL PANCIONE NON SI SCORDA MAI (articolo Focus)
PRENATAL MATERNAL SPEECH INFLUENCES NEWBORNS’ PERCEPTION OF SPEECH SOUNDS articolo di A.J. DeCasper and M.J. Spence, University of North Carolina)

Quello che diciamo viene ascoltato e lascia un imprinting. Per questo leggere favole è un bellissimo modo per interagire quando ancora i nostri piccoli non sono venuti al mondo.

Leggi la guida ai libri per bambini per togliere il pannolino

E le filastrocche? Che tipo di effetto producono? Dacci qualche consiglio e svelaci qualche mistero su queste magie fatte di parole e rime…

Le filastrocche, che possiamo assimilare per caratteristiche alla poesia, possiedono un ritmo che culla, hanno un tipo di verso, l’endecasillabo, fatto a posta per essere cantilenato e ricordato.

Sono una maniera per coccolare e cullare con le parole, per questo catturano l’attenzione dei bambini, li divertono ma anche li rilassano.

Diana ha cominciato prestissimo a sfogliare. Già a 5-6 mesi girava le pagine e, si vedeva proprio, era soddisfattissima quando ci riusciva e stupita di trovare immagini nuove ogni volta. Quali effetti produce in un bambino il contatto con l’oggetto “libro”, sia che sia uno di quelli morbidi di stoffa, un cartonato o un libro più da grandicelli?

I bambini sotto i tre anni hanno grande bisogno di sperimentare con i sensi, di stare nel mondo concreto. L’oggetto libro si fa toccare, vedere, annusare, alle volte quelli di plastica o stoffa, ma diciamocelo non solo, anche assaggiare! Sperimentare l’oggetto è fonte di grande soddisfazione e tutti gli oggetti con cui il bambino – attraverso le sue azioni – riesce ad ottenere “conseguenze” piacevoli diventano per lui molto rinforzanti. Voltare le pagine non è solo una bella competenza motoria, permette anche di vedere un’immagine diversa, altri colori. Un bambino prova una sensazione di meraviglia.

Questo poi aiuta a creare un bel rapporto con l’oggetto libro che diventa qualcosa di affascinante che incuriosisce che si vuole esplorare.

Un bagaglio esperienziale bello per ogni bambino.

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Che ci dici invece di chi predilige gli e-book anche per i più piccolini?

Come dicevo i bambini piccoli hanno bisogno di sperimentare con i sensi e da un punto di vista motorio e un ebook pone dei limiti da questo punto di vista.

Tuttavia, li trovo dei ottimi alleati per le mamme che leggono favole per addormentare, quindi al buio, l’ebook avendo la sua illuminazione è comodissimo.

Inoltre, diciamo anche qualche anno dopo i tre però, credo che l’ebook possa rappresentare una via sana per un primo approccio alla tecnologia, ma magari di questo parleremo un’altra volta!

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