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Aurora Moriggi, la psicologa per i genitori di Roma03!

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Roma03 lancia una nuova rubrica dedicata al BENESSERE PSICOLOGICO DEI GENITORI, anche in concomitanza con il Bonus Psicologo della Regione Lazio di cui vi parleremo presto: intanto vi presentiamo la Dottoressa Aurora Moriggi che, anzi, si presenta da sola con la sua simpatia e loquacitĂ  in perfetto stile Roma03!

DOTTORESSA AURORA MORIGGI
Psicologa
đź“ž 3284584470
📧 aurora.moriggi@gmail.com
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Ciao a tutti/e,
sono la Dott.ssa Aurora Moriggi, new entry del super team di Roma03! Il mio compito sarĂ  quello di portare avanti la nuova rubrica divulgativa Psy03 in cui affronteremo tante tematiche di interesse comune!

Ma prima di tutto direi sia il caso di presentarmi! Apro le danze, quindi, con qualche riga in cui vi parlerò di me e della mia professione.

Chi sono – conosciamoci! Ecco chi è la Dottoressa Moriggi, psicologa per genitori a Roma

Sono una psicologa gravemente sensibile alle affermazioni simil “siamo tutti un po’ psicologi”.
Mio nonno avrebbe detto alla romana “manco pe gnente”.

Essere psicologa è una professione di aiuto che si crea con anni di formazione ed esperienza, nonché impegno, determinazione e responsabilità.
Essere psicologa significa aver investito anni della mia vita per cucirmi addosso un abito che valorizzasse ogni forma…dal temperamento alla predisposizione professionale, perché un professionista non è un tuttologo ma deve poter essere in grado di identificare le aree di intervento e l’utenza che intende abbracciare secondo interessi e inclinazioni (ma questi due concetti li riprenderò quando presenterò di cosa mi occupo).

Dopo essermi laureata cum laude, ho svolto il tirocinio annuale professionalizzante presso la societĂ  medica di Self-analisi per lo studio e la terapia dei disturbi di personalitĂ . Successivamente, post avvio della libera professione, ho collaborato con diverse cliniche, tenuto docenze e coordinato un centro clinico al centro di Roma.

Ho scelto di avvicinarmi all’approccio psicoterapeutico strategico integrato formandomi alla scuola quadriennale di psicoterapia ISP a Roma, scelta nata dalla personale esigenza di acquisire diversi strumenti e tecniche che mi allontanassero dalla standardizzazione dell’intervento sul paziente e mi avvicinassero ad una metodologia individualizzata e “cucita sulla persona” (a proposito di valorizzazione delle forme!).

Nel mentre mi sono formata nel trattamento delle dipendenze con o senza sostanza e nella sessuologia clinica, specializzazioni che mi permettono di lavorare in equipe con diversi professionisti quali lo psichiatra, l’andrologo ed il ginecologo.
Per rinnovare la mia fidelizzazione al concetto di “integrato” legato al mio approccio terapeutico, ho approfondito (e continuo a farlo perché la formazione continua è responsabilità e dovere dello psicologo!) diverse tecniche terapeutiche come l’ipnosi, il training autogeno, il Respiratory Autogenic Training e la TSS ossia la terapia a seduta singola.

Di cosa mi occupo, soprattutto di cosa non mi occupo come Psicologa a Roma

Anziché approfondire di cosa mi occupo (credo sia chiarito nel paragrafo precedente) è meglio spiegare di CHI MI OCCUPO.

Mi occupo di Adulti, Coppie e Famiglie…bambini solo da una certa età in su! Non mi occupo in modo diretto dell’età evolutiva fascia 0-10/11 anni, proprio per coerenza verso la non tuttologia.

Perché ho scelto di “escludere” l’intervento diretto sui bambini under 10/11 anni, quindi dalla pubertà in giù?

Per due semplici motivi, nonché approcci professionali:

1. Sposo la terapia indiretta per la fascia 0-10/11 anni.

Il bambino è inserito all’interno di un contesto (famiglia) che è un sistema circolare. Ogni azione o cambiamento di ciascun componente del sistema ha effetti sugli altri, proprio per il principio dell’influenza reciproca. Ciò significa che è possibile produrre un cambiamento nel bambino attraverso il coinvolgimento in terapia delle figure genitoriali o singolo genitore. Il comportamento del bambino cambia perché cambiano gli approcci genitoriali, pur rimanendo il minore fisicamente fuori dalla stanza del terapeuta;

2. La percezione di “identità sana” è un diritto di ogni bambino.

Ritengo che un bambino sotto una determinata fascia d’età non abbia sufficienti risorse per comprendere i benefici legati al processo terapeutico con il rischio di sentirsi etichettato come “problematico” o “difficile”. Anche qui rinnovo la scelta di procedere per terapia indiretta coinvolgendo l’adulto che sicuramente possiede maggiori risorse per vivere l’esperienza relazionale terapeuta-paziente.

Sperando di non essermi dilungata troppo, vi do appuntamento tra pochi giorni per spiegarvi una notizia bomba su un’iniziativa promossa dalla nostra Regione Lazio!

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