La fase dei perché dei bambini. Come non cadere nel baratro dell’esaurimento.

3 Mag, 2022

Ad un certo punto della vita arriva la fase dei perché nei bambini. Tutti noi genitori, convinti che, qualsiasi cosa accada sapremo come comportarci, che sono i nostri figli, che li conosciamo nel profondo, ci troveremo a bocca aperta senza una risposta. 

In famiglia stiamo sperimentando la fase dei perché di Greta. A dire la verità ci stiamo sguazzando.

Ti guarda con quella faccetta tonda tonda inclinata su di un lato e ti chiede mamma… e pelchè?

Che all’inizio ti fa tenerezza, sei contenta, pensi ma vedi un po’ che brava, si interessa, è curiosa, guarda il mondo che la circonda, ma dopo 3 minuti netti e 10 perché richiesti non ne puoi più e pensi che l’unica reazione al prossimo perché è fingerti addormentata.

A volte penso che, con tutte le competenze acquisite per rispondere alla fase dei perché di Greta, sono pronta per partecipare a Chi vuol essere Milionario.

Non vi dico poi quando ha iniziato a capire la differenza di genere. Un giorno ha chiesto al padre perché lui avesse il pisellino. Matteo è prima svenuto, poi ha tentato di risponderle. Avrei dovuto filmarli!

La fase dei perché dei bambini è la fase degli interrogativi faticosissimi, ai quali a volte è difficile dare una risposta adeguata. Anche durante un gioco che, in linea teorica, dovrebbe assorbirli e distrarli, i bambini continuano a domandare e a ogni perché ne segue un altro e un altro ancora. Molto spesso (quasi sempre direi) le risposte non appagano la loro curiosità e continuano imperterriti a sollecitarne altre dando vita a una conversazione senza fine. Questa è una fase dello sviluppo intellettivo dei bambini molto faticosa, ma che va accolta con gioia, perché rappresenta uno straordinario progresso e un importante indizio di intelligenza.

Ho chiesto a Tiziana Capocaccia, la nostra psicologa di fiducia, di aiutarmi e rispondere a qualche domanda per capire come non essere sopraffatti dalla fase dei perché dei bambini.

Tiziana, a casa nostra è un continuo perché, perché l’acqua è trasparente, perché sei andata da quella parte, perché il cane è bianco. Non parliamo poi dei miei NO, già seguiti da “e perché”? La prima domanda che mi viene spontanea è perché i perché?

Perché è l’età dei perché!

Che belle queste domande! Perché l’acqua è trasparente è una domanda stupenda. Nessun adulto ci penserebbe, anche se a rifletterci non tutti fra noi forse lo sanno, ad esempio io non lo so, ma non me lo domando. Una bambina piccola come Greta invece sì, perché per lei il mondo è nuovo e sorprendente. Tutto è una meravigliosa scoperta. Cogli l’attimo e lasciati trasportare più possibile nella sua meraviglia.

Quando si sviluppa questa fase?

La fase dei perché dipende dallo sviluppo del linguaggio, i bambini devono saper parlare abbastanza bene da poter fare le domande. Diciamo verso i 2 o 3 anni.

E se il bambino non dovesse sviluppare questa fase ci sarebbe a preoccuparsi?

Dipende dall’età, dal carattere, alcuni sono più incalzanti, altri no. Molto dipende anche dai genitori, alcuni di noi si stressano dopo tre domande di fila, altri hanno una maggiore “capacità di resistenza”. Se a un genitore capita un bambino che fa poche domande e si tratta di un adulto ben disposto a rispondere potrebbe non far nemmeno caso alla fase dei perché. In ogni caso non preoccupatevi, è vero che la fase dei perché è direttamente correlata allo sviluppo del linguaggio, ma il non fare le domande non ne compromette lo sviluppo.

Come è possibile affrontare questa fase senza farsi venire un esaurimento nervoso?

Alcuni consigli di sopravvivenza per genitori presi per risponditori automatici:

In un angolino della nostra mente teniamo viva la consapevolezza che questa fase per quanto lunga non durerà vent’anni, a un certo punto, prima di quanto ci si possa aspettare, non avranno più voglia delle nostre risposte, quindi anche se può sembrare retorico e mieloso godiamoci le età dei figli con tutte le loro caratteristiche e la fatica perché sono a tempo, finiranno e ci mancheranno.

Cerchiamo di dare risposte brevi e chiare, o invitare il bambino a dire la risposta se già abbiamo risposto magari più volte a quella domanda. Anche se ci ha già fatto molte domande, se sbraitiamo non diminuirà il suo desiderio di sapere.

È vero che quella vocina che domanda, domanda, domanda ci mette in crisi, ci impedisce di concentrarci su altro, soprattutto quando ci incalzano con la domanda sulla risposta data e poi su quella successiva e ancora e ancora. Tuttavia, se la cosa ci irrita proprio tanto proviamo a riflettere sul perché reagiamo perdendo la calma. I bambini vogliono conoscere, sono menti nuove e curiose. Se “ci esauriamo” probabilmente ci sono anche molte altre fonti di stress nella nostra quotidianità. Fermiamoci a riflettere. Abbiamo potere di scelta. Magari possiamo fare a meno di qualche situazione, prenderci qualche momento in più di riposo e avere più energia per rispondere al nostro bambino.

A volte mi trovo in difficoltà perché davvero non saprei come rispondere. Consigli?

È importante anche dire quando una cosa non la sappiamo, non possiamo sapere tutto.
Teniamo presente che i figli ci mettono di fronte ai nostri limiti e che mentre noi “chiediamo” loro di crescere attraverso le richieste di apprendimento quotidiane, anche loro “chiedono” a noi di crescere ponendoci di fronte a tutti i nostri limiti. Non ci si rende bene conto di quanto alcune cose che si pensano di sapere in realtà non si sanno poi così bene finché non ci si trova a doverle spiegare a un bambino piccolo.

Possiamo sicuramente essere certi di sapere bene qualcosa quando la sappiamo spiegare a un bambino piccolo. Questo ci aiuta anche a conoscerci meglio, a metterci alla prova, a migliorare, insomma a crescere anche noi insieme a loro.

Se non sappiamo qualcosa possiamo scoprirla assieme, sempre meglio sfogliando un libro che attraverso il cellulare, soprattutto nei primi anni di vita quando i bambini hanno necessità di interagire con il mondo concreto.

Vorrei non assecondare Greta in tutte le sue domande ma poi ho come la sensazione di limitare la sua curiosità. Sbaglio? Bisogna porre un limite?

I bambini fanno varie tipologie di domande, anche in base all’età che hanno.

A volte sono sinceramente incuriositi, altre vogliono essere rassicurati, altre diventa proprio un gioco la loro catena di domande infinita.

Certe volte ci chiedono un milione di volte la stessa domanda e questo può sovraccaricarci.

Ci sono molti aspetti da tenere in conto: possiamo domandarci perché hanno necessità di domandarci sempre quella stessa domanda, se siamo sicuri di aver dato loro la risposta già altre volte diciamolo, con calma possiamo semplicemente dire “Ti ricordi che te lo avevo già detto, te la ricordi la risposta?”.

Se si tratta di qualcosa di cui pensiamo che il bambino conosca già qualche aspetto possiamo aprire una conversazione, dicendo “secondo te?” o “tu cosa pensi?”. Anche quando sono molto piccoli questo li sprona ad esprimersi e a pensare.

C’è un trucco o una risposta universale che pone fine temporaneamente ai perché?

Se davvero siamo in una situazione in cui non possiamo rivolgere tutta l’attenzione necessaria a rispondere possiamo dirlo chiaramente “In questo momento non posso risponderti, lo farò dopo aver finito di….” È meglio evidenziare il “che cosa” ci impedisce di rispondere, ad es. una telefonata, un lavoro al computer, farci una doccia, perché il bambino potrà vedere la cosa che stiamo facendo e non rimanere in attesa in un tempo indefinito. Teniamo comunque presente che potrebbe imperversare anche se abbiamo spiegato la cosa che ci impedisce di rispondere in quel momento. Per i bambini è difficile calcolare il tempo e aspettare. Meglio dopo aver spiegato perché non possiamo rispondere dire che nel frattempo lui/lei può fare il tale gioco e consegnare loro il gioco che lo/la occuperà.

Possiamo anche dire in maniera molto sincera che in quel momento non riusciamo a rispondere perché siamo stanchi. Essere sinceri è importante.

A proposito, per cercare di vedere un po’ il mondo con i loro occhi, proviamo anche noi a fare loro delle domande. I bambini danno delle risposte meravigliose!